Transnistria: da Stato fantasma a spettro da incubo per Moldova e Ucraina

Pridnestrovskaja Moldavskaja Respublika“. O più semplicemente, se preferite, Transnistria, lingua di terra tra Moldova e Ucraina, Stato fantasma nel cuore d’Europa, asceso ieri alle cronache geopolitiche per le minacce di Mosca, decisa per sua stessa ammissione a stabilire un collegamento via terra con la regione.

Scenario inaccettabile per la Moldova, de iure titolare dei territori oltre il fiume Nistru (appunto, Trans-nistria), allarmata al punto di convocare l’ambasciatore russo, per esprimergli “profonda preoccupazione” rispetto alle mire del Cremlino, premurandosi peraltro di ricordare il proprio status neutrale. Perché un conto è convivere con la presenza fissa di circa un migliaio di soldati russi, altro pensare che Mosca possa godere di un canale diretto dal suo territorio all’enclave separatista, ingombrante vicina di casa.

Sotto i palazzoni di epoca sovietica si sviluppano decine e decine di km di tunnel sotterranei, eredità a loro volta dell’URSS, oggi guardati con sospetto da Chisinau e dai vicini ucraini, timorosi della presenza nei bunker di chissà quali armi. Ma già certi che dalla regione filorussa potrebbero partire attacchi in grado di destabilizzare l’occidente del Paese, mettendo nel mirino Odesa.

Questa, sostengono gli strateghi, finirebbe vittima di una manovra a tenaglia di marca russa: assediata da oriente, bombardata dalle navi del Mar Nero, infine minacciata dalla Transnistria. Con l’Ucraina impedita nell’ambizione di avere uno sbocco sul mare, soffocata in una morsa difficile da spezzare. A patto, però, che i russi riescano prima a prendere Mykolaiv, emblema della resistenza opposta all’invasore per tenacia e sorprendente capacità militare.

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