La doppia opa di Meloni scatta da Milano. Centrodestra e governo, “nel caso pure sola”

Citando Memo Remigi si può dire: sapessi com’è strano, darsi appuntamento a Milano. Scrivendo della conferenza programmatica di Fratelli d’Italia, nelle intenzioni di Giorgia Meloni appuntamento inaugurale della campagna per le Politiche, torna invece in mente un famoso saggio di Ilvo Diamanti e Renato Mannheimer: “Milano a Roma“. Così i due analisti sintetizzavano il cambio di fase (geo)politico incarnato dall’exploit berlusconiano nel 1994, quando un’intera classe dirigente aveva percorso lo Stivale all’ingiù, mettendo radici nella Capitale. Dell’Italia e dello Stato.

Quasi trent’anni dopo l’aspirante leader dello stesso schieramento deve percorrere la stessa tratta in senso inverso. Meloni la romana va a Milano.

Lo fa per accreditarsi agli occhi di quel Nord che produce, del famoso “popolo delle partite Iva”, che guarda con apprensione agli accadimenti sulla scena mondiale, e da qui ad un anno dovrà scegliere a quale santo (o santa) votarsi (e votare).

Milano è Milano: ed è ancora più Milano nel centrodestra dei due leader con cui Giorgia ha smesso di parlare (Salvini del tutto, Berlusconi a spizzichi e bocconi), che a Milano hanno i natali. Se i simboli qualcosa contano, il fatto che Meloni scelga di lanciare dal capoluogo lombardo la partita politica più importante della sua vita ha un senso preciso. Ed è quello che non esistono (più) sfere d’influenza da rispettare, fortini da considerare proprietà dell’alleato (sempre che qualcuno nel centrodestra abbia il coraggio di definirsi tale).

Da Nordio a Pera, da Tremonti a Stefano Donnarumma: gli speaker che allieteranno la platea…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.