Diario di guerra (giorno 68): Lavrov e la vittoria di Draghi

Nell’intervista concessa da Sergej Lavrov a Zona Bianca, il passaggio più importante a livello geopolitico è quello in cui il ministro degli Esteri di Mosca ha ammesso la sorpresa provata al Cremlino dinanzi all’atteggiamento dell’Italia dall’inizio della guerra.

L'intervista di Serghei Lavrov a Zona Bianca crea scompiglio tra la  delusione Italia e le verità nascoste

Roma, ha detto, “è in prima fila tra coloro che adottano e promuovono le sanzioni anti-russe: per noi è stata una sorpresa“. Affermazione non casuale da parte di un esperto diplomatico come Lavrov, segno inequivocabile che indietro non si tornerà. Non con questo governo. Ma soprattutto: medaglia al valore di Mario Draghi, capace nel giro di un anno di invertire il destino all’apparenza segnato di una piccola potenza come quella italica, vigoroso nell’atto di schierare lo Stivale dal lato giusto della Storia. Nello stupore di molti. Di quanti credevano di poter facilmente “comprare” il nostro Paese, storicamente ventre molle della NATO. Non più.

Chi è davvero il neo Premier, Mario Draghi?

Nelle ultime 24 ore sono accadute molte cose.

L’amministrazione USA fa sapere che per il viaggio di Biden a Kyiv è solo “questione di tempo“. Svolta impensabile fino a poche settimane fa. Utile a comunicare che Washington non è spettatore disinteressato rispetto a quanto accade tra Ucraina e Russia. Indicativa anche del clima che va creandosi in America, dove Adam Kinzinger, Repubblicano del Congresso, è arrivato a proporre che gli USA intervengano direttamente nel conflitto qualora Putin utilizzi in Ucraina armi chimiche, biologiche o nucleari.

Probabile fuga in avanti per ottenere visibilità. La Casa Bianca tiene fermo l’indirizzo di non andare allo scontro diretto fra Russia e Paesi NATO. Certo, nessuno può escludere l’ipotesi di un incidente. A maggior ragione se Mosca continuerà a violare l’altrui spazio aereo. Ultima violazione nei cieli della Danimarca. Paese NATO, per inciso.

FLASH! Russia viola spazio aereo Danimarca: la reazione di Copenaghen