Diario di guerra (giorno 69): il ritorno di Draghi e l’ultimo piano di Putin

Nella prima conferenza post-guarigione dal Covid, Mario Draghi dimostra di essere tornato Mario Draghi. Il virus non ha lasciato strascichi, quanto meno non nella capacità di gestire il fuoco di fila delle domande dei giornalisti, i tranelli conseguenti ad una situazione di costante tensione all’interno della sua maggioranza.

Un fuoriclasse lo si riconosce più che dal talento dall’attenzione con cui cura i dettagli, senza lasciare nulla al caso. Esempio: Draghi inizia la conferenza stampa scusandosi per il fatto che a presentarsi sia una delegazione di ministri tutta al maschile. Prova di sensibilità e lucidità insieme. Non l’unica fornita ieri.

Draghi anticipa le mosse, e si prepara anzitempo. Per rispondere alle polemiche demagogiche di M5s e Lega sulla ricerca della pace e sul collocamento geopolitico dell’Italia, il premier ripesca un passaggio del suo discorso di insediamento. Lo cerca, è già pronto tra i suoi appunti. Subito dopo sceglie volontariamente di far parlare il silenzio. Un macigno sulla credibilità dei partiti.

Terza ed ultima chicca. La feroce attenzione di Draghi, dopo un’ora di domande, nell’evitare che passi il messaggio per cui secondo il presidente del Consiglio va tutto benissimo e quelli delle famiglie non sono problemi reali.

Non sarà facile confermare la solidità fin qui manifestata nel condannare la Russia coi fatti. Ma sarà indispensabile farlo. Per inciso, in giro per il mondo si meravigliano di noi. Il Financial Times parlava ieri dell’atteggiamento italiano come della “più grande svolta in Europa da anni” insieme al riarmo tedesco.

Insistere è necessario, proprio ora che lo stallo sul campo …

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