Craxi batte Licheri: clima da “resa del Conte”. L’avvocato medita il fallo di reazione

Dodici voti per Stefania Craxi, nove per Ettore Licheri, un astenuto. È un responso chiaro, che non ammette recriminazioni di sorta, quello che viene fuori dalla votazione che elegge la forzista nuova presidente della commissione Esteri del Senato in sostituzione del filorusso Vito Petrocelli. E che preannuncia un terremoto.

A questo Blog, Giuseppe Conte viene descritto in questi minuti come “furioso“.

L’avvocato nelle scorse settimane aveva affidato alla vicepresidente M5s, Paola Taverna, il compito di assicurarsi che a rilevare il “compagno Petrov“, come ormai viene ribattezzato in Transatlantico, fosse un esponente M5s. Risultato? Una debacle senza precedenti, una sconfitta politica che brucia il doppio, a maggior ragione considerando che prima di portare sul tavolo la candidatura di Licheri, Conte aveva dovuto faticare non poco, all’interno del Movimento, per respingere quella di Simona Nocerino.

Voci dal Parlamento assicurano che la senatrice M5s sarebbe stata in grado di allargare la propria base elettorale molto più di Licheri. Allora perché non puntare su di lei? Semplice: la Nocerino, nella variegata geografia pentastellata, viene giudicata troppo vicina a Luigi Di Maio.

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Simona Nocerino, M5s

Dilettantismo e “assenza di regia politica“, per dirla con le parole di Pierferdinando Casini, hanno fatto così da sfondo ad un clamoroso flop, antipasto di ripercussioni che vedremo presto, e che mettono in discussione la stessa leadership contiana, se di leadership in tutta onestà si può parlare.

Ma come sono andate le cose in Commissione oggi? Chi ha tradito chi? E cosa è lecito attendersi?

La ricostruzione del Blog è la seguente: Conte si impunta, riceve dalla Taverna rassicurazioni sul fatto che alla fine la maggioranza convergerà su Licheri, cui l’avvocato ha garantito l’elezione dando la propria parola. È un gesto forte, da interpretarsi come una compensazione al ko cui lo stesso Licheri è stato esposto da Conte mesi or sono (non Orsini, or sono) nella corsa a capogruppo grillino in Senato in favore di un’altra “dimaiana“, la campana Mariolina Castellone.

La prima di una lunga serie di umiliazioni per l’avvocato: battuto sul no a Crippa a capogruppo alla Camera, battuto sul Quirinale, battuto oggi in commissione Esteri.

Battuto sempre, tranne quando ha corso per la presidenza M5s: da solo s’intende.

L’ira di Conte, dicono, è indiscriminata: è rivolta contro i suoi, incapaci di preparare …

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