Draghi: “Io sono qui per fare le cose”. E il premier disinnesca la trappola di Conte in Parlamento

Alla delegazione di centristi che nel pomeriggio sale a Palazzo Chigi per comunicargli incondizionato sostegno, Mario Draghi oppone il proprio inimitabile ghigno di ringraziamento. Quel sorriso misto di educazione ed imbarazzo che è il suo tratto inconfondibile, quello di un uomo timido, quando i complimenti vanno sul personale. Basterebbe questo per dire quanto del premier vi sia nella manovra che ha portato alla formazione del gruppo di “Italia al Centro” in Senato.

Precisamente zero.

Ecco, chi in queste ore sostiene vi sia la regia di Super Mario dietro l’operazione centrista, la volontà cioè di disporre di 3 voti potenzialmente decisivi nella Commissione Industria del Senato che si riunisce oggi per discutere del dl Concorrenza, e all’occorrenza su altri temi, semplicemente non conosce Draghi. Non conosce il suo rispetto per i partiti, per un mondo che, comunque, continua a considerare lontanissimo dal suo. È anche a causa di questo distacco, per questa estraneità verso il mestiere di politicante che non è e non sarà mai il suo, che ad oggi il presidente del Consiglio continua a scacciare l’idea di prolungare la propria esperienza a Palazzo Chigi oltre il 2023. Sempre che qualcuno, alla luce di questo anno di governo, abbia intenzione di proporglielo, come ironicamente suggerisce a chi in privato gliene chiede.

Poco importa, Mario Draghi è “sereno“. Come può esserlo un …

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