Salvini, frenata verso Mosca ma “vendetta” contro Draghi: “Non è coinvolto…”

Arriva al tramonto la frase che segnala una prima frenata ai preparativi del viaggio di Matteo Salvini a Mosca. Lo stesso che ieri sera a quest’ora sembrava in procinto di realizzarsi a stretto giro.

A Parma, nel pieno del tour elettorale per le amministrative, il Capitano sfodera la sua versione vittimista, quella propensione alla sindrome da accerchiamento con la quale ha cercato in questi anni di spiegare molti dei suoi fallimenti politici. Così, coccolato da una folla di sostenitori, l’ex ministro dell’Interno fa l’anima candida: “Io pensavo forse ingenuamente che costruire la pace, mettendosi anche a rischio, valesse la pena. Non pretendo applausi, però neanche insulti. Perché altrimenti, non essendo un weekend a Forte dei Marmi – perché andare in territorio di guerra a parlare di pace non è esattamente il fine settimana a Riccione – ecco, notando da Letta a Renzi alla Meloni a Calenda un grido di attacchi e di polemiche, a volte mi vien voglia di dire: ‘Ma chi me la fa fare, io passo due giorni coi miei figli e coi miei genitori e tenetevi le vostre polemiche e la vostra guerra’“.

È questa la frase che viene recepita ai più alti livelli istituzionali come il segnale che il pressing ha iniziato a produrre i risultati sperati. Salvini, almeno così pare, ha innestato la retromarcia. E poco importa che recrimini, che se la prende coi compagni di governo e di coalizione: al rischio di vederlo sfilare in Piazza Rossa è lungamente preferibile l’idea di concedergli un fallo di reazione. Che arriva, puntuale, pochi minuti fa. Fonti della Lega, infatti, si concedono il gusto di una “vendetta” trasversale nei confronti di Mario Draghi in persona, ovvero di chi, nelle ultime 24 ore, nulla ha fatto per celare il proprio disappunto rispetto all’iniziativa diplomatico-elettorale non concordata del leghista.

E in cosa si traduce questa rivalsa? Dal Carroccio, tramite un messaggio che arriva tramite Whatsapp (screenshot a fine articolo) si rimarca come “i colloqui e le trattative di oggi fra Putin, Macron e Scholz, fra Mosca, Parigi e Berlino” siano stati “un segnale importante e positivo“, nonché “la migliore risposta a una sinistra italiana guerrafondaia che riesce solo a parlare di armi e di guerra, attaccando chi lavora per la pace e il disarmo“. Fin qui sembrerebbe il classico attacco a Letta e soci, una routine, ma la parte più succosa è quella che arriva subito dopo.

La Lega si dice infatti “dispiaciuta che l’Italia non sia stata coinvolta in questi importanti colloqui” e per questo intenta a “lavorare ad ogni livello per un cessate il fuoco che porti alla fine del conflitto“. Concludono le fonti leghiste che “dialogare con Putin per fermare la guerra non è un diritto, ma dovrebbe essere un Dovere di tutti“.

È un messaggio profondamente diverso da quello inviato ieri sera da Salvini in persona nelle chat leghiste, quello in cui, per intenderci, si dava conto dei contatti già avvenuti con “rappresentanti dei governi di Russia e Turchia“, e nel quale il viaggio pareva più imminente che all’orizzonte.

Un commento su “Salvini, frenata verso Mosca ma “vendetta” contro Draghi: “Non è coinvolto…”

  1. Cosa dire, il grezzo è sempre il grezzo. La Meloni, ed è un tutto dire, se lo mangia a colazione. Nessun capo di partito dell’occidente, che non avesse ruoli precisi di governo, si è mosso con iniziative proprie. Ma perchè solo noi dobbiamo avere la fortuna di avere tra i piedi l’unico genio politico mondiale?

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