Trump infiamma la lobby delle armi e promette: “Ci riprenderemo la Casa Bianca”.

“Insieme ci riprenderemo la Camera, ci riprenderemo il Senato e, nel 2024, ci riprenderemo quella grande e bellissima Casa Bianca che amiamo e a cui teniamo così tanto“. È con queste parole che Donald Trump infiamma la convention della NRA, la potentissima lobby delle armi USA, dopo quasi un’ora di discorso.

A Houston, Texas, lo stesso stato di Uvalde, in cui pochi giorni fa ha avuto luogo la peggiore strage in una scuola statunitense degli ultimi dieci anni, Trump fa quello che gli riesce meglio: vellicare gli istinti di quella (cospicua) parte di Paese che rappresenta (e rappresenterà) lo zoccolo duro della sua base elettorale.

Perché è questa la non-notizia della serata. Tra un richiamo ad “America First” ed un altro al “Make America Great Again”, The Donald lascia intendere di non essersi ancora liberato dall’ossessione della sconfitta, dalla voglia della grande rimonta. È il tema della sua vita: tornare a trionfare, non tanto per il gusto del successo, quanto per scacciare da sé l’etichetta del perdente.

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Così, mentre in America la carneficina nella scuola ha prodotto in molti settori della società la risposta più naturale e logica – una richiesta di maggiori controlli sulla vendita di armi – Trump va controcorrente. E controsenso. Chiede, legittimamente, di rivedere la sicurezza delle scuole, di prevedere un solo ingresso, di piazzare dei metal detectors, di collocare almento un agente di polizia al loro interno, di intervenire sulle porte delle classi, per consentire agli insegnanti di chiuderle dall’interno.

Poi, vittima della logica del muro, quasi fosse quello promesso al confine col Messico nella campagna contro Hillary, propone di costruire “una forte recinzione” a…

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