Conte e il sogno proibito: Draghi umiliato sulla scena mondiale. Il piano e le ipotesi per disinnescarlo

Il sogno proibito è lo scalpo, l’umiliazione che si manifesta proprio a ridosso degli appuntamenti internazionali più importanti fissati sull’agenda del premier. Che non è più la sua, sia chiaro, sebbene ad ogni comizio di questo flop-tour per le amministrative abbia trovato sotto il palco almeno 4 o 5 signore pronte a ricordargli tra lacrime di commozione che “è Lei il mio presidente“.

Giuseppe Conte vive ormai da oltre un anno in questa dimensione sospesa, nell’opprimente condizione di un uomo che non ha ancora accettato il fatto di aver imboccato la fase discendente della sua fugace esperienza politica.

Ed è per questo che le sue mosse vengono oggi vissute con apprensione da chi tiene alla stabilità del governo. Perché un animale ferito è pericoloso. E Conte lo è nel profondo, in un orgoglio che non ha preso atto che una stagione, la sua, si è chiusa. E non tornerà.

Ciò non toglie che l’avvocato in questo periodo possa far valere “la forza dei numeri“, come va ripetendo in privato ai suoi. Quelli della “forza di maggioranza relativa“, come invece ricorda ossessivamente durante ogni intervento e passaggio televisivo. Uno sfoggio di muscoli che segnala al contrario la frustrazione di chi non ha imparato ad utilizzarla a dovere, la leva parlamentare, al punto di ritrovarsi il più delle volte ai margini, minoranza di una maggioranza che – se potesse – farebbe volentieri a meno del suo contributo rissoso.

Nelle sue intenzioni, però, questo mese di giugno dovrà segnare una svolta. Perché alla “tabellina” che gli toglie il sonno si affianca puntuale la speranza di riprendersi al più presto la scena, di attirare su di sé la luce dei riflettori.

Per ora, l’unica cosa ad essersi accesa, è una spia che lampeggia in maniera inquietante. A notarla è chi ha imparato a decrittare l’azione politica dell’avvocato, e sottolinea come ad essere sospetti siano più i silenzi delle sue parole.

Quando a Capua il presidente M5s dice che Draghi nelle prossime settimane dovrà “non proporre, ma imporre la pace“, è chiaro a tutti che ci si trovi dinanzi ad una sparata buona soltanto ad infiammare una piazza, a meritarsi qualche flash d’agenzia e poco altro. A maggior ragione se un attimo dopo l’ex premier assicura di volere “rafforzare l’azione del governo“, mica bombardarlo quotidianamente, no, macché. Tutt’altra cosa è la reazione, finora smorzata, opposta agli “sgarbi” che Conte sostiene di aver subito. Ferite non più freschissime, ma ancora sanguinanti.

Il riferimento è in particolare all’inserimento nel decreto Aiuti, da parte del governo, di una norma sull’inceneritore di Roma. E alla sostituzione del filorusso Petrocelli a capo della Commissione Esteri al Senato con la…

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