Comunicazioni Draghi: la strategia di Palazzo Chigi davanti alle minacce di Conte

Uscendo da Palazzo Chigi, dopo aver presenziato alla Firma dei Protocolli di Intesa per l’avvio dei Progetti bandiera del PNRR, Giovanni Toti ha ricordato ai giornalisti in spasmodica attesa di una sua dichiarazione per imbastire il servizio di giornata che una volta era uno di loro. È successo quando ha descritto l’opera di mediazione posta in essere quotidianamente da Mario Draghi come un “lavoro di cucitura paziente“. Ricercato eufemismo per dire dell’invece snervante esercizio cui è sottoposto il presidente del Consiglio di ora in ora, di giorno in giorno, di questione in questione, nel tentativo di governare una maggioranza tenuta insieme soltanto dall’eccezionalità dei tempi e delle circostanze.

A Palazzo Chigi nessuno si nasconde che il mese di giugno sia assimilabile ad una sorta di percorso ad ostacoli. E che il primo scoglio, quello del ricorso degli attivisti M5s al Tribunale di Napoli, sia stato messo provvisoriamente in freezer non garantisce chissà quale sollievo. Appena qualche giorno, infatti, e i partiti saranno alle prese con i risultati di una tornata di amministrative che potrebbe fare male proprio ai partiti meno “draghiani” della maggioranza: Lega e Movimento 5 Stelle.

Al contrario di ciò che la logica suggerirebbe, ovvero modificare la propria condotta cercando di apparire più responsabili (visti i risultati), i gialloverdi potrebbero essere tentati da pericolosi falli di reazione, tentando una saldatura proprio sul tema che dall’inizio della guerra in Ucraina li ha visti più vicini: il pacifismo demagogico. Così la squadra di Mario Draghi sta (pre)occupandosi di varare una strategia tale da limitare al massimo i rischi in Aula.

La strategia di Palazzo Chigi: cosa farà (e cosa no) Draghi

In questo senso è da registrare la sponda cercata, e trovata, con il Pd. Nelle varie telefonate intercorse in questi giorni fra Enrico Letta e Giuseppe Conte, il segretario dem non ha infatti mancato di chiarire l’importanza che assumerà il voto in Parlamento sulle comunicazioni di Draghi. Un modo per far comprendere al proprio interlocutore che smarcarsi su questo fronte significherebbe prendersi la responsabilità di porre una pietra tombale sull’alleanza col Pd alle prossime Politiche.

Eppure a meno di due settimane dall’appuntamento in Aula non si vede come possa essere conciliata la linea di indirizzo che filtra da Palazzo Chigi con gli ultimi proclami di Conte. Ancora ieri, da Palermo, l’avvocato ha infatti pronunciato un secco “no” ad un nuovo invio di armi, ribadendo in tal senso che “l’Italia ha già dato“. Una posizione, quella dell&#…

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