M5s, è tornata la “manina”: veleni e sospetti dopo l’ultima velina sulla bozza Ucraina

Non procedere, stante l’attuale quadro bellico in atto, ad ulteriori invii di armamenti“.

È questa la frase chiave della bozza di risoluzione M5s, fatta circolare in questi minuti, che impegnerebbe il governo ad interrompere il proprio sostegno militare all’Ucraina. Una chiara sconfessione della linea sin qui incarnata e ribadita da Mario Draghi, impregnata di pacifiscmo filorusso, caratterizzata da toni bellicosi nei confronti dell’esecutivo.

Siamo dunque alla vigilia di una crisi di governo? Giuseppe Conte è intenzionato a strappare? A queste risposte, tre giorni prima delle comunicazioni del premier in Parlamento, ancora nessuno sa rispondere. Il motivo è semplice: lo stesso avvocato non ha ancora deciso la linea del partito. Ci sono però segnali che si possono cogliere. E soprattutto una certezza. Quella che sta prendendo forma all’interno del Movimento 5 Stelle fra Conte e Luigi Di Maio è una guerra non solo di potere, ma pure di veline.

Già, perché la domanda è la seguente: a chi appartiene la manina che ha passato alla stampa la bozza della discordia? Prima di rispondere a questo quesito, di indicare il o gli autori della soffiata , occorre fare un punto della situazione.

Il governo, in vista delle comunicazioni di Draghi al Parlamento, non sta restando a guardare in maniera passiva. Nessuno ha intenzione di mandare il premier allo sbaraglio. E in questo senso vanno letti i primi approcci condotti nella giornata di ieri dal sottosegretario agli Affari europei, Enzo Amendola, uomo che negli ultimi anni – anche con Conte a Palazzo Chigi – ha affiancato spesso e volentieri i presidenti del Consiglio in missione a Bruxelles.

Attualmente la risoluzione di maggioranza è articolata in 6 contenuti: su 5 di essi c’è accordo. I partiti al governo appoggiano tutti l’adesione di Kyiv all’Unione Europea, sono favorevoli a rivedere il Patto di Stabilità, a sostenere la necessità di interventi per famiglie ed imprese in difficoltà per gli effetti della guerra, a supportare il RepowerEu per l’energia e il rafforzamento delle proposte sul futuro dell’UE.

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