E Grillo si riprende il Movimento: i malumori dei Contiani contro l’Elevato

Ma allora Conte è presidente di cosa? E in che senso?“.

La domanda retorica viene pronunciata da un “big” 5 Stelle nel primo pomeriggio di ieri. Dopo oltre tre ore di colloquio al chiuso dell’Hotel Forum di Roma, nido storico di Beppe Grillo nella Capitale, l’avvocato ha compreso che i suoi tentativi di convincere il Fondatore ad avallare una “microderoga” alla regola del doppio mandato sono andati miseramente a vuoto.

Eppure il Garante aveva fatto delle aperture, si ragiona a voce alta nell’inner circle dell’ex premier. Grillo aveva assicurato a Conte che un compromesso lo avrebbero trovato, insieme. E questa percezione l’avvocato l’aveva estesa nell’immediato della scissione di Luigi Di Maio ai gruppi parlamentari. Come a dire: “Non temete, Beppe capisce, Beppe è con noi”.

Dopotutto tutto filava, no? Considerando che ad aver raggiunto il tetto dei due mandati sono all’incirca una cinquantina di eletti, la pensata contiana di salvare il 10% della combriccola pentastellata avrebbe significato autorizzare la ricandidatura di appena 5 prescelti. E che sarà mai, Beppe? “Così salvaguardiamo il patrimonio di esperienza accumulato in questi anni senza tradire gli ideali del Movimento, pensaci!“. C’ha pensato, Grillo. Ma poi è sceso a Roma e qualcosa è cambiato. Ad esempio che i nominativi dei (quasi) sopravvissuti M5s alla tagliola sono stati prima appuntati e poi rimossi. E ancora: che l’avvocato si è innervosito, e i suoi con lui.

I nomi dei 5 Stelle (quasi) sopravvissuti alla tagliola, ma poi Grillo…

I nomi circolavano da giorni nelle chat grilline. Tre pressoché sicuri, per gli altri due si sarebbe trattato di venire a capo di una lotta fratricida e senza quartiere. Roberto Fico, Paola Taverna, Vito Crimi: loro i 3 considerati certi di un posto al sole anche per i prossimi 5 anni. Per gli altri due posti: probabilmente Toninelli e Bonafede, volti storici amati dalla base, con gente come D’Incà, Sibilia, Dadone e Fraccaro rimasta al palo.

Tutto da rifare, però. Perché l’Elevato disceso a Roma ha sparigliato. No al doppio mandato (almeno, per ora). E state tranquilli però, che “io non abbandono nessuno“. Ecco, risiede probabilmente in questa frase l’irritazione degli uomini vicini a Conte, dei suoi vicepresidenti, il “cingolato” dell’ex premier (copyright del capogruppo Davide Crippa

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