“Non è andata bene”: contro-racconto dell’incontro Draghi-Conte

Quando sale le scale che conducono al primo piano di Palazzo Chigi, il cuore di Giuseppe Conte adotta una frequenza accelerata. Tu chiamale se vuoi, emozioni. Ma Mario Draghi non è così cattivo da farlo friggere nell’anticamera che dà accesso al suo studio. Ostenta cordialità, mentre l’altro rimane sulle sue. L’avvocato gioca un po’ a far l’offeso. E in parte forse lo è davvero. Così il presidente del Consiglio, per rompere il ghiaccio, o almeno per provarci, sfodera tra i primi argomenti di un faccia a faccia durato poco più di un’ora quello relativo alle presunte pressioni fatte a Beppe Grillo per rimuoverlo da presidente M5s.

Il copione è lo stesso andato in scena davanti al pubblico: Draghi che sorride, abbozza addirittura una risata, e afferma di non aver mai messo bocca nelle faccende interne ai partiti. “Non mi appartiene“, assicura. Ed è a questo punto che Conte si tradisce. L’ex premier si lamenta col suo successore del mancato intervento in difesa sua e del Movimento dopo gli attacchi di Di Maio.

Ma insomma, Draghi deve o no dire la propria sulla vita dei partiti? È leader tecnico come ricorda malignamente l’avvocato o può all’occorrenza trasformarsi pure in politico, se si tratta di difenderlo?

Giuseppe Conte è un fiume in piena, è come avesse atteso questo incontro per sfogarsi dei tanti bocconi amari ingoiati in questi mesi. Critica il metodo del premier, che paziente appunta tutto, ogni tanto annuisce, poi riprende a scrivere a penna su un foglio che ad inizio ora era immacolato, al termine del colloquio è tinteggiato d’inchiostro in larga part…

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