Psicodramma M5s: “Rischio scissione-bis”. Conte affrontato in Consiglio, e Di Maio chiama gli ex…

Nelle vene dei grillini scorre da ormai 36 ore una strana esaltazione. È la stessa provata dai kamikaze un attimo prima di farsi esplodere: si credono nel giusto, si sentono investiti di una missione, si pensano prescelti per un compito che solo loro sono in grado di portare a termine. Così si spiegano i calorosi e sudati abbracci, le vigorose pacche sulle spalle andati in scena dentro e fuori il Palazzo tra i “peones” M5s da quando la decisione di disertare l’Aula sul dl Aiuti è diventata ufficiale.

Si sentono rinati, i grillini. Senatori esperti come Luigi Zanda, ad esempio, non hanno fatto mistero di essere rimasti sorpresi, se non proprio turbati, dal boato che i colleghi M5s hanno riservato all’ufficializzazione dello strappo a Palazzo Madama. Altri, come Davide Faraone, hanno raccontato di senatori pentastellati voltatisi verso di lui per indirizzargli un alquanto esaltato “siamo tornati“. Da dove non è dato sapere. Ma è certo che occorra disegnare prima questa cornice per interpretare il quadro d’insieme. Che è quello di uno psicodramma a tinte forti, portato in scena in questi minuti, mentre scrivo, con il Movimento 5 Stelle ad un passo da una scissione-bis.

M5s, Conte e quelle chiamate dell’avvocato senza risposta. Mentre Di Maio…

La causa scatenante della possibile scissione? L’ipotesi, portata questa mattina da Conte in Consiglio Nazionale (ormai in seduta permamente), di ritirare la compagine governativa M5s prima di mercoledì (al netto delle smentite). Non solo i ministri, ma pure i sottosegretari, dovrebbero secondo l’avvocato rassegnare le proprie dimissioni dall’esecutivo prima che Draghi riferisca alle Camere. Una mossa, secondo Conte, che non sarebbe di rottura definitiva, ma che avrebbe il merito di comunicare all’esterno – vera e propria ossessione – che la pattuglia pentastellata non è incollata alle poltrone. Ad opporsi in maniera più veemente a questa linea è stato il ministro D’Incà. Il titolare dell’esecutivo per i Rapporti con il Parlamento ha infatti tentato di spiegare a Conte che con questa mossa non farebbe altro che ripetere lo stesso “errore” commesso in occasione dell’astensione sul Dl Aiuti, quando il M5s aveva …

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