Azione, prime grane per Calenda: cova il malumore tra i nuovi arrivati, “usa Twitter come Trump e…”

A tanti dei nuovi arrivati in Azione, Carlo Calenda aveva promesso che mai il suo partito avrebbe firmato un’alleanza strategica con il PD. Era stata questa la chiave per convincere uomini e donne con idee e storia di centrodestra a fare i bagagli e a scegliere, fra tanti corteggiatori, proprio colui che fino a pochi giorni fa garantiva di avere come primo obiettivo la rottura del bipolarismo bipopulista.

La cronaca dice che quella promessa è stata tradita. Eppure se oggi cova sotta la cenere un forte malumore nei confronti del leader – a quanto appreso da questo Blog del tutto ignaro di ciò – la colpa non è tanto dell’alleanza siglata con Enrico Letta. O meglio, non solo di quella.

Le voci in dissenso arrivano a Carlo Calenda flebilmente, per usare un eufemismo. Attenzione: nessun cerchio magico a fare da diga, a filtrare chiamate, a risparmiare scientemente lamentele. Ma è un fatto che tra gli “azionisti” dell’ultima ora si sia fatta strada in questi giorni la sensazione che sia “meglio una telefonata in meno che una in più, visto l’umore di Carlo“.

Già, l’umore. Proprio questo modo umorale di condurre le trattative, a pochi giorni dalla presentazione delle liste, non tiene tranquilli i nuovi arrivati, specialmente quelli da Forza Italia. Perché è vero che anche Silvio Berlusconi ha abituato ad assumere le sue decisioni sulla base di una cospicua dose di istinto politico, ma qui – si ragiona a voce bassissima – “Calenda è lunatico, più che istintivo“.

Del resto basta fare la cronistoria di queste settimane: un primo incontro e una stretta di mano con Let…

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