Calenda medita lo strappo all’ultima curva: “Ma abbiamo perso il treno…”

Fosse per Carlo Calenda, non ci sarebbero dubbi. L’alleanza con il Partito Democratico è un’ammucchiata che tiene insieme tutto e il suo contrario, “andiamocene adesso prima che sia tardi”. Eppure, come stanno tentando di spiegargli a più riprese i consiglieri che trovano più ascolto in queste ore presso il leader di Azione, da Matteo Richetti allo stesso Benedetto Della Vedova, tardi per le regole della politica lo è già diventato.

Non importa che la scadenza per la presentazione delle liste sia ancora relativamente lontana. E non importa, come spiega Calenda a chi lo ha sentito al telefono, che “ad infrangere i patti è stato il Pd: lo diremo ai nostri elettori, volevamo fare un’alleanza riformista e c’hanno infilato dentro Fratoianni e Di Maio! Ma che roba è?“.

No, “il treno lo abbiamo già perso, Carlo. Dovevamo pensarci prima“. Perché il punto è proprio questo: Calenda con le sue continue sortite contro i vari cespugli del centrosinistra ha finito per mettersi all’angolo. Avrebbe potuto tenersi stretto il patto di spartizione dei collegi (molto favorevole ad Azione se confrontato con il peso elettorale del partito), avrebbe dovuto difendere le ragioni di una scelta che aveva definito “obbligata” dalla legge elettorale.

Come giustificare, adesso, dopo aver firmato un patto appena pochi giorni fa, l’ennesimo cambio di direzione? Come rivo…

Un commento su “Calenda medita lo strappo all’ultima curva: “Ma abbiamo perso il treno…”

  1. Analisi condivisibile, soltanto credo che se rimane in questa posizione , dimostra che la scelta di Letta dia quella di limitare la vittoria della destra, non certo a puntare ad vittoria o al più al pareggio

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