Sopportata e insieme indispensabile: il “caso Casellati” deflagra in Forza Italia

Che qualcosa si sia rotto nel rapporto tra Maria Elisabetta Alberti Casellati e Forza Italia è chiaro ormai da molti mesi. Più precisamente da quando la presidente del Senato decideva, chissà quanto consapevolmente, di esporre la sua persona, e soprattutto l’istituzione da lei incarnata, all’impallinamento dei franchi tiratori del suo partito nella corsa al Quirinale.

Proprio in quelle ore, ricevuto l’imprimatur di Silvio Berlusconi, la diretta interessata si produceva in roventi telefonate con Antonio Tajani, da anni rassegnato al ruolo di vaso di coccio tra vasi di ferro, il quale faticosamente suggeriva all’interlocutrice l’opportunità di un passo indietro, lasciando intendere che non tutto il partito, eufemismo, l’avrebbe sostenuta nell’impresa.

E dire che la mattina dell’ufficializzazione della sua “candidatura“, Casellati era davvero arrivata ad un passo dal lasciarsi convincere. Fonti di prima mano assicuravano infatti che di lì a poco sarebbe arrivata conferma della sua rinuncia. Niente da fare. Alla fine, sulla prudenza, si imponeva il carattere di questa figlia di partigiano con origini calabresi, il piglio che spingeva Casellati a domandarsi: “Perché no? Perché non io?“. A custodire la risposta negativa erano i cuori dei suoi colleghi di Forza Italia in Senato. Anzi, più precisamente quelli delle sue colleghe.

Casellati, veleni e antipatie all’ombra di Forza Italia

C’è chi dice che sia colpa di quell’innato atteggiamento aristocratico che Casellati non farebbbe nulla per mascherare. C’è chi invece collega la disfatta del Quirinale all’inizio della legislatura, quando per la presidenza del Senato venne da Berlusconi la prima indicazione di Paolo Romani (sapendo sarebbe stato bruciato) e dalla Lega proposero in risposta, con quello che venne definito dagli azzurri “atto ostile”, il nome di Anna Maria Bernini. Alla fine, poiché Berlusconi non poteva certo lasciarsi imporre da Salvini il nome del “suo” presidente a Palazzo Madama si optò per un “nome terzo”: Maria Elisabetta Alberti Casellati, appunto. Da qui le ricostruzioni maliziose, chissà fino a che punto. I sussurri sul fatto che la Bernini gliel’avesse giurata, e le voci secondo cui – Bernini o no – la presidente del Senato era in ogni caso da considerarsi un corpo estraneo al partito (proprio lei, azzurra dal 1994) per poter immaginare di ricevere il sostegno degli eletti forzisti.

Il caso della candidatura: le voci sulle presunte ultime volontà di Ghedini

Sarà, ma non era comunque ipotizzabile che questi strascichi arrivassero a ripercuotersi fino al risiko delle candidature per le prossime elezioni Politiche. Nella partita, con dubbio gusto di chi le ha riportate, sono persino rientrate soltanto presunte ultime volontà di Niccolò Ghedini.

Amico di lungo corso della presidente del Senato, l’avvocato avrebbe consigliato a Berlusconi in persona di cedere il seggio in Veneto a lui destinato alla rodigina Casellati. Un suggerimento che, nella ricerca di un equilibrio all’interno di Forza Italia prima e della coalizione di centrodestra poi, sarebbe destinato a cadere nel vuoto. Nell’uninominale Veneto 1 dovrebbe essere dirottata infatti la bolognese Bernini (ancora tu), con Casellati a quel punto candidata in un altro seggio sicuro, quello dell’uninominale del Senato in Basilicata.

Nessun problema per la Casellati, disponibile a “dare una mano al partito“, così riferiscono fonti azzurre, “in un seggio considerato importante e prestigioso“. Peccato però che i forzisti della Basilicata non vogliano al momento saperne. Perché quella della presidente del Senato viene vissuta – non con tutti i torti – come una candidatura lont…

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