Forza Italia, il rancore degli esclusi verso i “diarchi” Tajani e Ronzulli: “Si sono fatti il partito…”

Tira una brutta aria questa sera in Forza Italia: aria di tempesta. O meglio, forse un po’ fuori Forza Italia. Perché dopo questa sera non è da escludere che alcuni – o molti – decidano con tutta calma (ormai il treno della candidatura è perso) di accasarsi altrove.

Sono stati giorni da tregenda, per i parlamentari azzurri. Tutti consapevoli che i tempi delle vacche grasse, del “non spingete, c’è posto per tutti”, sono finiti proabilmente per sempre. Eppure tutti speranzosi che l’ingrato destino, quello di restare a guardare la giostra che parte e si muove, dovesse toccare al vicino di scranno: “Non a me che batto il territorio, ho un seguito, i miei voti li porto. Berlusconi lo sa“. Ecco, Berlusconi forse lo saprà davvero, ma la domanda che circola più insistentemente in queste ore è anche un’ammissione di incredulità che un po’ intenerisce: “Ma Lui – sì, Lui, Berlusconi – lo sa che sono rimasto fuori?“.

Veleni e rancori alla corte di Silvio: le pesanti accuse a Tajani e Ronzulli. E un forzista anonimo…

Per ogni escluso o collocato in posizione a forte rischio il berluscones di rango protetto da anonimato trova una motivazione diversa: “Polverini? Ma lei in passato aveva tradito, e con pochi eletti ci sta che si privilegino i sicuri. Baldelli? Troppo legato a Brunetta. Deborah Bergamini? Ma lei non ha i voti! Moles? C’era da piazzare Casellati. Ruggieri? Ah lui non lo so davvero…“.

La questione, però, è ben più seria di quello che potrebbe sembrare. Perché ad un mese dal voto veleni e rancori rischiano di costare caro ad un partito che non può permettersi defezioni. E nessuno può escludere che esse vi siano, per come sono state partorite queste liste. Telefoni staccati, vertici no-stop all’interno di stanze d’albergo della Capitale, e infine l’avviso ai naviganti di Antonio Tajani: chi non si metterà a disposizione del partito o…

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