Retroscena Albertini-Terzo Polo: i messaggi a Boschi e l’ultimo sms con Carlo Calenda. Renzi regista dell’operazione ma…

Gabriele Albertini non ha alcuna voglia di passare per bugiardo, né di essere rappresentato come “un qualsiasi fastidioso questuante di posti, al quale Carlo Calenda non mette conto neppure di rispondere“.

L’astinenza dalla politica attiva non gli provoca alcuna crisi. Altrimenti avrebbe fatto altre scelte, nel corso degli anni. Ultimamente, ad esempio, avrebbe scelto di correre con il centrodestra per tornare ad essere sindaco dell’amata Milano, forte di quei sondaggi (più o meno riservati) che per alcune settimane hanno rubato non poche ore di sonno allo stesso Beppe Sala.

Così si spiega la volontà di ribattere colpo su colpo alla presa di distanze che oggi il leader di Azione gli oppone sui social, quasi suggerendo che lui, Albertini, al Terzo Polo si sia proposto di sua sponte, interpretando un film di cui aveva scritto il copione, e nel quale pretendeva non vi fossero co-protagonisti.

Le cose sono andate diversamente, come anticipato da questo Blog in tempi non sospetti: Gabriele Albertini è stato contattato da alti dirigenti di Italia Viva su mandato di Matteo Renzi. Era lui il “mister X” a cui l’ex premier pensava per dare slancio alle liste elettorali del Terzo Polo. E adesso ci sono anche le prove.

L’idea di Renzi, l’ultimo sms a Calenda, il contributo alla campagna promesso a Boschi

A fornirle è stato Albertini in persona. L’ex sindaco mostra i messaggi con Maria Elena Boschi: “Desidero ancora ringraziarti della tua generosa proposta di candidatura, cui avevo aderito“, le scrive. Per poi precisare: “Tuttavia, desidero informarti, per evitare equivoci o fraintendimenti che, qualora le decisioni, per quanto mi riguarda, fossero diverse da quelle di cui abbiamo parlato: capolista o alla Camera o al Senato, nel collegio di Milano centro, non avrei nessuna difficoltà a rinunciare a candidarmi e lo farei senza polemiche”.

Era questa la precondizione posta dall’ex primo cittadino: correre da capolista a Milano, là dove Calenda aveva invece destinato il cuneese Enrico Costa in ragione di un debito di gratitudine nei confronti di uno dei pionieri di Azione. Renzi però non è convinto: sa bene che soprattutto in una campagna elettorale così corta la competenza non basta, serv…

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