Retroscena Centrodestra, malumori e gelosie: si allontana il “gran comizio”

Consapevoli di essere ad un passo dal trofeo, i giocatori della squadra data per vincente hanno al momento un solo obiettivo: osservare la clessidra, sperare che la sabbia si depositi in fretta, e nel mentre evitare di far danni. Ciò significa, per le varie anime del centrodestra, preoccuparsi di percorrere il sentiero che conduce al governo del Paese evitando possibilmente di pestarsi i piedi.

Non pubblicamente, almeno.

Perché dietro le quinte è invece tutto uno sgomitare senza sosta, un passare in rassegna lo stato delle lame per quando occorrerà sfoderarle, e contendersi la vera posta in palio, quella sì ancora contendibile.

Già, perché fra i tanti segreti di Pulcinella che questa campagna elettorale custodisce vi è pure quello per cui un minuto dopo il voto il secondo e il terzo piazzato (Lega e Forza Italia) della coalizione tenteranno in qualche modo di sommare le proprie debolezze. Se non per strappare la leadership alla prima arrivata annunciata al traguardo (Meloni) – poiché subito verrebbero tacciati di tradimento – quanto meno per riequilibrare in proprio favore la distribuzione delle caselle di governo.

Nello “schieramento avverso” (copyright Veltroni) pagherebbero per avere di questi grattacapi, ma è un fatto che sia pure questo rumoroso non detto, questo sottofondo di reciproca sfiducia, a far sì che negli ultimi giorni gli staff dei principali leader del centrodestra abbiano faticato a trovare un accordo anche sulla “iniziativa comune” che dovrebbe rappresentare il punto esclamativo di questa campagna elettorale. Dovrebbe, sì, perché al momento – e la precisazione temporale è d’obbligo, poiché messi alle strette potrebbero tutti decidersi a cambiare idea – addirittura non sembrano esserci le condizioni per salire tutti sullo stesso palco.

Salvini punta Pontida, Berlusconi irritato: e poi, chi chiude il comizio?

Già in due occasioni Meloni, Salvini e Berlusconi hanno condiviso la piazza: in entrambi i casi padrone di casa il leghista. Nel 2015, a Bologna, ancora si ricorda come un gesto del Capitano riuscì a fermare i fischi indirizzati a Berlusconi provenienti dai presenti, per la maggior parte (euro)scettici nei confronti del Cavaliere, vissuto come estraneo all’adunata sovranista. Nel 2019, a Piazza San Giovanni a Roma, ebbe invece ufficialmente inizio l’irresistibile ascesa di Giorgia Meloni: fu infatti proprio in quella circostanza, sebbene in pochi lo ricordino, che l’esponente della destra partorì il tormentone “io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana“, rubando la scena (e gli applausi) all’organizzatore dell’evento, Matteo Salvini.

Adesso l’ipotesi di ritrovarsi per un “gran comizio”, sebbene caldeggiata in particolare dai meloniani, viene giudicata di difficile realizzazione. Matteo …

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