Draghi suona la sveglia ai ministri: il “fate presto” del premier in Cdm

Non c’è dubbio che abbia scombinato i piani di molti di loro. Si erano presentati alla spicciolata, convinti in buona parte che la riunione di oggi sarebbe stata dedicata soprattutto all’ascolto del piano di risparmio energetico studiato da uno di loro, Roberto Cingolani. Questo per dire che per molti ministri è stata una sorpresa sentire parlare Mario Draghi, in particolare farlo a quel modo. In Consiglio dei ministri nessun clima da primo giorno di scuola, quello in cui – com’è noto – non si fatica più di tanto.

Anzi. Se possibile un premier ancora più grintoso del solito, deciso a portare avanti l’agenda del governo e quegli “affari correnti” che a ben guardare sono tutti dossier di portata “straordinaria”. È a partire da queste premesse, che Draghi assesta il suo affondo.

Draghi e l’affondo in Cdm: la richiesta ai ministri

Qualcuno potrebbe chiamare in causa uno dei titoli drammaticamente più fortunati della storia del giornalismo italiano: “Fate presto” (il copyright spetta a “Il Mattino di Napoli”, dopo il terribile terremoto dell’Irpinia nel 1980. Poi fu riproposto da Roberto Napoletano su Il Sole 24 ore nel 2011, per invocare la formazione di un governo di unità nazionale che tirasse l’Italia fuori dalla trappola dello “spread“). Eppure non è nello stile di questo premier, esasperare i toni più del necessario.

No, Draghi è asciutto, diretto, nel chiedere alla sua squadra “uno sprint“. Si è messo in testa di anticipare addirittura la tabella di marcia condivisa con l’Europa, di realizzare entro ottobre oltre il 50% degli obiettivi e traguardi del Pnrr in scadenza a fine anno. Più precisamente, Palazzo Chigi domanda il raggiungimento di 11 obiettivi (anziché 3, come previsto) a settembre e 9 entro ottobre, …

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