L’erede di Boris Johnson

Si conoscerà domani, all’ora di pranzo, il nome del successore di Boris Johnson alla guida dei Tories, e di conseguenza alla testa del governo del Regno Unito.

Il Guardian parla espressamente di maratona elettorale che “è sembrata durare cinque anni anziché cinque settimane”. Candidati Conservatori desiderosi di rilevare BoJo N° 10 di Downing Street? Otto. O meglio, 8 quelli riusciti a guadagnare il supporto di 20 parlamentari Tories, come richiesto dal regolamento interno di queste particolari “primarie”. Al termine delle cinque votazioni che hanno impegnato i soli eletti, sono rimasti in piedi due candidati: Rishi Sunak e Liz Truss.

Sunak è l’enfant prodige della politica britannica. Forse un po’ troppo prodige, per piacere a tutti. A meno di 40 anni ha avuto tra le mani la combinazione della cassaforte del Regno di Sua Maestà. Lui, origine indiane e africane, ex Cancelliere dello Scacchiere, è l’uomo individuato dai retroscenisti inglesi come il vero sicario di Boris Johnson, il regista della congiura che ha spodestato il primo ministro. Non che a BoJo sia mancata la prontezza di spirito: tutti sanno che farà di tutto per tornare in sella (l’uomo è un combattente nato), ma nel frattempo ha salutato la compagnia ostentando una certa sportività. Ai Commons si è congedato citando Arnold Schwarzenegger in “Terminator 2”. Il suo “Hasta la vista, baby”, è qualcosa che resterà.

Quanto a Sunak il “palazzo” Conservatore lo ha individuato come il prescelto, ha ottenuto più voti di tutti i candidati tra i parlamentari Tories in ogni turno di votazioni, ma i circa 200mila iscritti al partito (votano da inizio agosto) sembrano pensarla diversamente secondo i sondaggi. Forse pesano i tanti scivoloni di questa campagna elettorale. Ha violato, come Boris, le restrizioni imposte dal governo in tema di lockdown. Anni fa si è lasciato scappare di non avere amici nella “working class” e, cosa ben più grave, la moglie, la ricca designer di moda, Akshata Murty, avrebbe eluso il pagamento di milioni di £ in tasse sfruttando un artificio legale. Si capisce perché la favorita dei sondaggi sia Liz Truss, attuale ministra degli Esteri. Ha impostato una campagna elettorale stile Thatcher la sua eroina: giù le tasse, schiaffi ai sindacati, e il sogno di ripercorrere le orme della Lady di Ferro, fin dentro a Downing Street. Qualcosa mi dice che Truss abbia ancora molta strada da fare per equipararsi all’inossidabile Margaret. Difficilmente, ad esempio, Thatcher sarebbe caduta nel tranello (al netto delle smentite britanniche) di una vecchia volpe come il ministro russo Lavrov. Con questi a chiedere a Truss: “Il Regno Unito riconosce la sovranità russa su Rostov e Voronezh?”. Risposta di Truss: “Mai”. Peccato si tratti già di province russe. Qualora i pronostici della vigilia venissero confermati, martedì 6 settembre Liz Truss si recherà insieme a Boris Johnson fino alla tenuta reale di Balmoral nell’Aberdeenshire, in Scozia. Lì, per la prima volta non a Buckingham Palace o nel Castello di Windsor (dietro consiglio medico: meglio non strapazzare la sovrana), la 96enne Regina le conferirà l’incarico di guidare un Regno, forse mai come oggi, così Disunito.

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