Lega, i governatori “commissariano” Salvini: e il Capitano complica il totoministri di Meloni

Dura oltre quattro ore il consiglio federale della Lega. Quattro ore di discussione “franca“, per stessa ammissione di fonti vicine a Matteo Salvini, eufemismo (poco) utile a mascherare un confronto in cui i momenti di tensione non sono mancati.

Certo, il segretario compra tempo, ottiene persino che nel comunicato finale si parli di “piena fiducia” nei suoi confronti, ma per riuscire nell’intento deve accettare di sacrificare non poco della propria autonomia (parola chiave, tenetela a mente).

Salvini e la vittoria dei governatori: il segnale di debolezza del Capitano e il “messaggio” a Meloni per togliersi dai guai

L’intervento di Luca Zaia è tra quelli politicamente più densi. Il governatore del Veneto chiede che il partito torni ad assumere dei tratti più identitari. Il ché non significa, per intenderci, un ritorno alla Lega bossiana, ma vuol dire fin da subito scegliere dei temi forti, riconoscibili, attorno ai quali imperniare la propria agenda. Troppo politichese? Allora la si metta in questo modo: al primo Consiglio dei ministri la Lega chiederà a Giorgia Meloni di inserire nell’ordine del giorno il tema dell’autonomia. Salvini non si oppone, figurarsi, ma è solo l’inizio di un lungo e duro pomeriggio per il segretario.

Sono infatti gli stessi governatori a chiedere e ad ottenere che il Capitano calendarizzi – per poi renderle pubbliche – le date dei congressi locali, provinciali e regionali, che nelle intenzioni dei richiedenti avranno il compito di ridistribuire il potere interno al Carroccio. Quelli cittadini dovranno tenersi entro ottobre, per il provinciale di Bergamo il giorno da cerchiare di verde è il 20 novembre, mentre per i congressi regionali non si dovrà andare oltre gennaio 2023. Salvini china il capo anche su questo fronte, si difende ricordando che solo la pandemia fino ad oggi ha impedito di dare una rinfrescatina alla democrazia interna, ma poi mette un piede in fallo, mostrando un segno di debolezza che i suoi avversari interni colgono immediatamente.

Chiede infatti aiuto ai suoi governatori, in particolare a Zaia e a Fontana, affinché richiamino all’ordine i “malpancisti” che soffiano sul fuoco del malcontento nelle loro regioni. Quanto un capo forte, sicuro del fatto proprio, mai si sognerebbe di fare. I due promettono di provarci, pur ammettendo che la rabbia è tanta, difficile da incanalare, si vedrà che si può fare.

Tutto bene quel che finisce bene? Non proprio. Perché lo stesso comunicato ufficiale, pur sempre partorito da fonti leghiste vicine al Capitano, sottolinea che per recuperare consensi il Carroccio ripartirà “anche dall’ascolto del territorio e dalla valorizzazione dei tanti amministratori a partire dai governatori“. Eccola, la guida collegiale messa per iscritto, elevata a sistema, al punto che già la prossima settimana avrà luogo un altro consiglio federale “per costruire insieme il governo di centrodestra“…

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