Iran, dilagano le proteste: polizia con i manifestanti. E il figlio dello scià chiede “scioperi diffusi”

Molti di voi mi chiedono come mai sui media italiani, soprattutto in tv, venga dato poco spazio al racconto quotidiano delle proteste in Iran. La risposta è che non lo so. Non so come onestamente si possa ignorare un movimento che sta gonfiandosi di giorno in giorno.

Nelle utime ore è accaduto qualcosa di straordinario. E di inquietante per il regime. In alcune città le forze di polizia hanno deciso di porre fine alla repressione e iniziato a sfilare insieme ai manifestanti. Non è una scena totalmente nuova: è una dinamica simile a quella che si vide nel 1979 con la Rivoluzione Islamica.

Una delle maggiori perplessità rispetto alla capacità del movimento di protesta di ottenere risultati è stata fin dall’inizio il fatto che esso fosse privo di una guida politica, di un’organizzazione in grado di coordinare gli sforzi e le ambizioni dei manifestanti. Anche in questo caso: sorpresa.

Quello che vedete nel video è un quartiere di Tehran. Come osservato dall’Institute for the Study of War, i manifestanti stanno dimostrandosi in grado di anticipare e smussare alcune delle tattiche di repressione del regime. Scene di guerriglia nella capitale: si fatica solo a scriverlo.

Per non parlare di quanto accaduto ieri sera. La tv di stato è stata “hackerata” durante il principale notiziario. Sugli schermi di milioni di iraniani sono comparse la foto di Ali Khamenei avvolto dalle fiamme e la scritta “Il sangue delle nostre giovani è sulle tue mani”. In basso i volti di Mahsa Amini e di altre tre ragazze uccise nelle proteste di questi giorni.

Arroganza e sottovalutazione rischiano di costare carissimo a Khamenei. Chi scende in piazza ormai da giorni non nasconde più la sua ambizione: i manifestanti scandiscono slogan come “smettila di dire protesta, questa è una rivoluzione” e “questo è l’anno del sangue, Khamenei sarà rovesciato“.

Il malcontento sta dilagando. Scioperi si sono registrati tra i lavoratori dell’industria petrolifera, tra i commercianti di bazar a Teheran e altrove. Scioperi diffusi ha chiesto perfino Reza Pahlavi, principe in esilio, figlio dell’ultimo Shah di Persia. “Siamo in tempi rivoluzionari”, ha detto, aggiungendo che la Repubblica Islamica “è stata rovesciata nelle vostre menti e nei vostri cuori, e presto sarà rovesciata anche nelle strade dell’Iran”.

Soltanto nella giornata di ieri le proteste hanno interessato 29 città e 20 province dell’Iran, dove le violenze da parte del regime non sono mancate. A queste si aggiungono le minacce ai parenti delle giovani uccise, costretti a dire in tv che le ragazze si sono suicidate. Pena l’arresto, o peggio.

Bugie per alimentare la teoria del complotto internazionale ai danni dell’Iran, bugie che non fanno altro che gonfiare la rabbia del popolo, stanco di essere preso in giro. Ieri il presidente Raisi ha parlato in un’università femminile chiedendo di “non permettere che i falsi sogni del nemico si avverino”. Quel che possiamo dire è che l’incubo del regime iraniano si è già realizzato.

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