13 Ottobre 2022

Non solo ‘vaffa’: cosa si sono detti Berlusconi e La Russa. Retroscena sui “franchi tiratori”: i boatos dall’Aula…

La verità, Ignazio, è che sono stato messo sotto da tutti“. Inizia così, da quanto ricostruito da questo Blog, lo scambio di battute tra Silvio Berlusconi ed Ignazio La Russa, antipasto di una giornata che, comunque la si pensi, passerà alla storia di Palazzo Madama.

Il futuro presidente del Senato allarga le braccia sconsolato, mentre l’ex premier è un fiume in piena: “Me lo avevi promesso“, dice, per poi entrare nel dettaglio: “Mi avevi promesso tre ministri” e invece “sono stato messo sotto da tutti“. L’esponente di Fratelli d’Italia è in imbarazzo, colto di sorpresa da uno sfogo che non immaginava così violento, soprattutto quando dalla bocca di Berlusconi vede partire un “vaffan*ulo” che anticipa il “mamma mia” conclusivo della conversazione.

Tra la rabbia del Cavaliere e l’elezione di La Russa, accade di tutto. Berlusconi e i senatori azzurri sono infatti ancora convinti di avere in mano il pallino del gioco. Alla prima chiama non rispondono, alla seconda si muovono soltanto Silvio Berlusconi e Maria Elisabetta Alberti Casellati. Il primo ufficialmente per “lanciare un messaggio di apertura” a Fratelli d’Italia, la seconda per rispetto nei confronti dell’Aula che fino a ieri ha presieduto. Nessuno però, nel partito azzurro, sospetta minimamente ciò che accadrà da lì a poco. Lo dimostrano le fonti di Forza Italia al Senato che in quei frangenti, certi che La Russa non raggiungerà il quorum, fanno filtrare alla stampa un vero e proprio diktat: “Licia Ronzulli deve entrare nel governo. Giorgia Meloni non puo’ mettere veti, Licia Ronzulli è una politica seria e affidabile“.

Non è finita.

Durante la votazione lo staff del Cavaliere si lancia in un’altra sortita, lasciando trapelare di essere “in attesa di un segnale da parte di Giorgia Meloni“. È l’ultimo scampolo di illusione che Forza Italia può coltivare: passano pochi minuti ed Ignazio La Russa viene eletto presidente del Senato. Tra i banchi degli azzurri cala il gelo, ci si guarda intorno per soppesare la portata del fatto politico che si è appena materializzato a Palazzo Madama. E la spiegazione più che logica è aritmetica: dall’opposizione qualcuno ha votato per La Russa.

Già, ma chi?

Ormai da ore Matteo Renzi giura a tutti i colleghi che incontra che dietro la mossa odierna non c’è la sua firma: “Se fossi stato io l’avrei rivendicato con orgoglio. E soprattutto avrei portato a casa qualcosa“, va ripetendo. Ma è proprio la qualità dell’operazione, unita alla fama di tattico parlamentare di livello, che fanno del leader di Italia Viva il maggiore indiziato dei “boatos” del Parlamento. Dentro Forza Italia, per dire, nessuno nutre dubbi sul fatto che ad assicurare i voti mancanti a La Russa sia stato “Renzi, con qualche senatore a vita e altri del Misto“. Una ricostruzione che sembra scontrarsi con l’analisi dei filmati delle votazioni degli appartenenti al Terzo Polo, una sorta di Var parlamentare da cui emerge come (quasi) tutti e 9 i senatori di Azione e IV siano stati rapidissimi nell’entrare ed uscire sotto il catafalco per poi riporre la scheda.

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