1 Novembre 2022

Da Euromaidan all’invasione: come Putin ha trasformato la guerra in Ucraina in sfida all’Occidente

Chissà che fine hanno fatto, i ragazzi di Euromaidan.

Chissà se sono vivi, se hanno lasciato l’Ucraina per raggiungere l’Europa che sentivano scorrere nelle loro vene. Sentivano, ma non toccavano.

Chissà se sono al fronte, con barbe lunghe e cicatrici sul volto. Chissà se la notte, prima di dormire, baciano le foto delle mogli e dei bambini. Chissà se sognano un futuro di Indipendenza, come il nome della Piazza delle loro proteste. Chissà come guardano al passato, alla loro sfida ad un governo così filo-russo che quel “filo”, pensandoci bene, poteva pure non essere scritto. Chissà se si erano illusi di averlo tagliato del tutto, il filo. Perché sì, nonostante gli arresti, i cecchini sui tetti, la repressione, il bagno di sangue (non vi fa pensare all’Iran?), gli ucraini, questo popolo coraggioso, ebbero la forza di operare un regime change, di costringere alla fuga il presidente Yanukovich e il suo governo fantoccio, al soldo di Vladimir Putin.

George Friedman, analista geopolitico tra i più importanti al mondo, ricorda di essere intervenuto al Valdai Club, il think tank moscovita che pochi giorni fa ha dato voce al manifesto anti-occidentale di Vladimir Putin proprio nei mesi immediatamente successivi alla rivolta di Piazza Maidan. “I russi – spiega Friedman – ritenevano che l’insurrezione fosse stata architettata dai servizi segreti americani. Sostenni che” una simile rivolta “è difficile da realizzare senza un’insoddisfazione diffusa e che, mentre la CIA può fare molte cose, alimentare una rivoluzione (…) non è tra queste. (…) Dissi che se la rivolta era il risultato di un colpo di Stato, allora doveva essere il colpo di Stato più plateale della storia. Intendevo dire, in modo ironicamente sarcastico, che gli Stati Uniti non avevano fatto assolutamente nulla per nascondere il loro entusiastico sostegno. I media russi l’hanno interpretato come il colpo di Stato più clamoroso della storia. C’è un motivo per cui non sono un diplomatico”.

Alla fine, insomma, Euromaidan secondo i russi era stato “un colpo di Stato occidentale, mentre gli americani lo consideravano un’espressione di indipendenza politica. Credo che entrambe le parti fossero sincere”. È stato a quel punto, otto anni fa, che secondo Friedman ha avuto inizio l’attuale guerra in Ucraina, è stato nel momento in cui quella che dal punto di vista degli Stati Uniti era una rivolta democratica è stata letta dalla Russia come un atto di aggressione, “un primo passo verso la destabilizzazione”.

Otto anni più tardi, spiega Friedman, “la Russia ha lanciato una guerra per imporre la sua volontà all’Ucraina, per chiarire alla regione che la Russia era di nuovo una grande potenza e per dimostrare la debolezza americana. È sempre più improbabile che tutto questo si realizzi”.

Certo, “niente è impossibile, ma è abbastanza improbabile che Putin riesca a ridefinire i termini della guerra, che è proprio quello che ha cercato di fare durante il suo discorso al Valdai Club. È importante notare che non ha identificato gli Stati Uniti come il nemico principale; il nemico, per lui, è l’Occidente in generale”. Nella narrazione di Putin la corruzione dei costumi e della società sta minando le fondamenta dell’Occidente e la Russia sta soltanto resistendo a questa deriva. Ecco perché, osserva Friedman, “gli sforzi russi in Ucraina non sono quindi l’intera guerra, ma solo una dimensione di un conflitto geopolitico e culturale molto più ampio. Essere sconfitti in Ucraina, quindi, non significa essere sconfitti in questa lotta più ampia. Il che ha senso se si definisce la guerra in Ucraina come una crociata contro l’arroganza dell’Occidente piuttosto che come un luogo da controllare”.

E allora? Allora dopo il discorso al Valdai Club, Putin ha rilasciato una dichiarazione attraverso il suo portavoce, Dmitry Peskov, dicendosi pronto a negoziare. Scrive Friedman: “Peskov è il portavoce di Putin e occupa quella posizione perché è attento a ciò che dice. L’offerta è reale, ma sembra comunque che Putin stia imbastendo un negoziato difficile, come dimostrano gli sforzi per bloccare le spedizioni di grano ucraino. Avendo completamente ridefinito la guerra in Ucraina come una campagna contro l’imperialismo occidentale, non sarà facile negoziare con lui, ma questo non significa che non negozierà affatto”.

Chissà che fine hanno fatto, i ragazzi e le ragazze di Euromaidan. Chissà se vivranno abbastanza da vedere un’Ucraina libera. Chissà se sognano ancora, come allora.

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