La lezione di Cavo Dragone agli pseudo-pacifisti nostrani

L’ammiraglio Cavo Dragone è il capo di stato maggiore della Difesa: detta in soldoni, l’uomo che guida lo strumento militare italiano. Consiglio agli pseudo-pacifisti nostrani di recuperare il suo intervento al Festival di Limes scopriranno che è possibile cercare la pace senza mettere nemmeno per un attimo in discussione le ragioni del sostegno italiano, europeo, occidentale all’Ucraina. Quanti un giorno sì e l’altro pure dichiarano che è ora di porre fine all’invio di armi a Kyiv perché “ormai l’Ucraina è armata di tutto punto” si confrontino con Cavo Dragone. L’ammiraglio sarà felice di spiegargli che “non è possibile mollare l’Ucraina” perché così facendo “vanificheremmo tutto quello che abbiamo fatto” finora. Tirarsi indietro adesso significherebbe consentire a Mosca di giocare a proprio favore il “fattore inverno”, far venire meno l’effetto delle sanzioni, recuperare i territori riconquistati dalla controffensiva ucraina. Cavo Dragone è un signore pragmatico, animato da sano realismo (e se fosse il contrario per Roma sarebbe un problema), per questo non si nasconde (e non nasconde) che “per Putin bisognerà trovare una via d’uscita se non onorevole almeno non disonorevole”. Lo si dovrà fare nella consapevolezza che per l’Ucraina – afferma l’ammiraglio – non c’è ad oggi la possibilità di riportare sotto il proprio controllo le conquiste territoriali fatte dalla Federazione Russa. Ecco perché i prossimi due-tre mesi saranno decisivi per chi spera in una pace giusta, piuttosto che nella resa dell’Ucraina. Perché probabilmente la stagione fredda segnerà un sostanziale stallo che suggerirà ad entrambi gli attori di sedersi al tavolo del negoziato. Non senza che prima – previsione del militare “navigato”, d’altronde Cavo Dragone è stato pur sempre il vertice della Marina Militare – Ucraina e Russia analizzare la guerra senza lasciarsi trascinare dalle passioni, senza cedere alla vigliaccheria e a ragionamenti senza domani. L’ammiraglio svela che l’invasione era “inaspettata fino ad un certo punto”, che le “avvisaglie c’erano da novembre” ma “utopisticamente speravamo abbiano tentato di giocare “una carta” per trattare da una posizione di maggiore forza. Questo significa si trattasse di un’altra esercitazione o di una prova muscolare da parte di Putin”. La storia ha poi fatto il suo corso: il piano del Cremlino di spingersi fino a Kyiv nel giro di “3-4-5 giorni”, disarcionare Zelensky e tornare a casa, tutto è saltato grazie agli aiuti occidentali, all’indole dei soldati ucraini (“grandi combattenti”), che hanno scritto un altro copione. Attenzione però: questo non significa sottovalutare i russi. Come italiani, sì, come italiani, non possiamo permettercelo. Gli americani ci chiedono di aiutarli a presidiare il Mediterraneo (“la presenza russa è quella che ci preoccupa di più”, ammette l’ammiraglio) mentre Mosca, pur alle corde in Ucraina, non accetta di sguarnire Paesi come Libia, Egitto, Repubblica Centrafricana, Mali: è il segno dell’importanza del teatro che la geografia ci ha chiamato ad abitare, “il tempo che ci è stato dato” di vivere, per dirla come Aldo Moro. Per questo Cavo Dragone avvisa: “Le nostre responsabilità nel Mediterranneo, con quello che accadrà, sono molto aumentate”. Le Forze Armate lo sanno da tempo: è ora che politica e opinione pubblica si mettano al passo. E no, non è una “furia bellicista”, si tratta solo di saper leggere gli eventi, anticiparli, prepararsi ad affrontarli.

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