Nessun accordo tra Serbia e Kosovo: alta tensione nei Balcani, verso “notti insonni”

“Ci aspettano notti insonni, e sicuramente molti giorni difficili”, lo ha detto il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, al termine di un incontro fiume con il premier del Kosovo, Albin Kurti.

Fallita la mediazione dell’Unione Europea rappresentata da un delusissimo Josep Borrell. Ora si balla sul serio. Vucic ha detto di aver accettato i testi modificati “10 volte” nel corso del vertice, ma “la parte albanese” (così il presidente si è riferito al leader kosovaro) “non ha voluto accettare nulla. Aggiungevano sempre qualcosa”. Vucic ha così annunciato l’intenzione di parlare alla nazione, stasera o domani: “Voglio dire alla gente di Kosovo e Metochia che saremo con loro, che il loro Paese, indipendentemente da tutto, sarà con loro”.

Vucic ha ribadito che “non ci aspettano giorni facili, ma penso che sia chiaro a tutti nell’UE e a tutti nel mondo chi è stato costruttivo, chi voleva un accordo e chi no”. Visibilmente amareggiato e teso Borrell all’uscita dal vertice: “Entrambi (Vucic e Kurti, ndB) hanno la piena responsabilità per il fallimento dei colloqui di oggi e per qualsiasi escalation e violenza che potrebbero verificarsi sul campo. Abbiamo presentato una proposta che il presidente Vucic oggi ha accettato, mentre il primo ministro Kurti no”. Borrell ha aggiunto di aspettarsi che “il Kosovo sospenda immediatamente le prossime fasi di sostituzione delle targhe e che Belgrado non ne rilasci di nuove”. Da parte serba dovrebbe esserci un’apertura in tal senso, mentre da Pristina attualmente non arrivano segnali incoraggianti. Vedremo se le pressioni internazionali che certamente aumenteranno in queste ore riusciranno là dove ha fallito il volenteroso Borrell (difficile, visto che su questo faccia a faccia si era investito molto). Assume a questo punto una valenza ancora più importante la visita di domani nei Balcani della coppia Tajani-Crosetto, per quanto a Roma si sperasse di poter incontrare Vucic e Kurti “a risultato acquisito”, ovvero forti della mediazione dell’Europa. Così non è stato.

L’Italia si trova dunque a dover giocare una partita infuocata, con centinaia di suoi soldati della forza NATO in Kosovo che in queste ore attendevano buone notizie da Bruxelles. Rischiano ora di trovarsi esposti in prima linea in possibili scontri. Siamo diretti verso un’escalation dalle conseguenze imprevedibili. Ciò che era prevedibile era che saremmo arrivati a questo punto: paghiamo una carenza di leadership in Europa, l’assenza di una visione strategica da parte di molti leader, la capacità di analizzare gli scenari per tempo). Per questo ho dedicato in questi giorni tanto spazio alla vicenda Serbia-Kosovo (pur capendo che possano esserci temi ben più attraenti e redditizi di questo). Ciò che mi dispiace è che ad occuparsi di questo tema sia stato questo Blog in scarsa compagnia. Vedrete che a partire dalle prossime ore l’attualità (purtroppo) porterà altri siti e giornali a fare lo stesso.

Io continuerò in ogni caso ad aggiornarvi: se apprezzate il mio lavoro, se volete che il Blog eviti la chiusura, iscrivetevi. Questo è il solo modo per consentirmi di restare online. Vi ringrazio.

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