Iran, documento segreto: “Popolo in stato di rivoluzione”. La grande paura di Khamenei

Qualora fosse autentico il report pubblicato da Iran International ci troveremmo dinanzi ad un fatto tanto nuovo quanto clamoroso: la presa d’atto del regime di Tehran che le proteste nel Paese costituiscono una minaccia senza precedenti per la Repubblica Islamica.

In un documento di 123 pagine attribuito alla Fars, l’agenzia dei pasdaran, redatto ad uso e consumo del comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Hossein Salami, è all’ayatollah Khamenei che viene ascritta la seguente profezia: “I disordini non finiranno presto”.

La Guida Suprema ne ha per tutti: ne ha per il presidente Raisi, recentemente contestato in pubblico (fatto inaudito in Iran, come si nota dalla sua stessa sorpresa), per l’apparato di sicurezza statale, per lo stesso Salami. Khamenei comprende che “siamo in guerra, e uno degli strumenti da usare in questa guerra sono i media.” Così domanda: “Perché siamo lenti in questo?”.

Dal report emergerebbe tutta l’irritazione nei confronti del leader religioso sunnita (non un dettaglio) Moulana Abdol Hamid, artefice di critiche dirette alla Guida Suprema, sostenitore della necessità di un referendum popolare, istigatore – a detta di Tehran – delle proteste che squassano il Paese negli attesi sermoni del venerdì.

Non è possibile arrestarlo, figurarsi ucciderlo, pena ulteriori disordini, potenzialmente incontrollabili. Così Khamenei chiede ai suoi di screditarlo presso i suoi seguaci, per renderne meno dannosi gli affondi. “Vaste programme”, se è vero che la Repubblica Islamica ha preso atto che l’opinione pubblica dell’Iran fatica a credere alla narrazione di Tehran, ovvero che sia il nemico straniero il regista delle proteste e che “si dovrebbe fare qualcosa” per convincerla di ciò.

Finita qui? No, 123 pagine nascondono dettagli a dir poco interessanti. Si prenda il seguente: servizi segreti russi, citando le intercettazioni delle agenzie di intelligence occidentali (ebbene sì, Mosca ci spia), hanno affermato che il popolo iraniano è da considerarsi in “stato di rivoluzione”. In particolare, il più grande risultato fin qui ottenuto dal movimento di rivolta è la “scomparsa della paura da parte della gente nei confronti delle forze militari e di polizia”. 

Umberto Eco diceva: “È sempre meglio che chi ci incute paura abbia più paura di noi“. In Iran sta succedendo.

BONUS

  1. L’Institute for the Study of War segnala che la protesta potrebbe aumentare di tono dal 5 al 7 dicembre. Il movimento di rivolta sta migliorando in quanto ad organizzazione e “raffinatezza”.
  2. Robert Malley, inviato speciale USA per l’Iran, ha avvertito che l’opzione militare contro Tehran è sempre sul tavolo: “‘Avremo le sanzioni, avremo la pressione e avremo la diplomazia…Se niente di tutto ciò funziona, il presidente Biden ha detto che, come ultima risorsa, accetterà un’opzione militare, perché se questo è ciò che serve per impedire all’Iran di acquisire un’arma nucleare, è quello che succederà. Ma non siamo a questo punto”.

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