Kosovo, scenario Balcani: la partita dell’Italia, le insidie turche, la sfida Usa-Russa

Gli ultimi sviluppi della crisi in Kosovo raccontano fondamentalmente due cose. La prima: allarmati dalla prospettiva di un incendio nei Balcani, gli americani hanno fatto il loro ingresso ufficiale nella partita. La seconda: è concreto il rischio che sia comunque troppo tardi per ricacciare il genio all’interno della lampada.

Per comprendere la preoccupazione di Washington basta leggere le dichiarazioni rilasciate nelle scorse ore dall’inviato speciale degli Stati Uniti per i Balcani occidentali, Gabriel Escobar, giunto a Pristina per incontrare il premier Kurti e ribadire il sostegno americano allo stato kosovaro.

Alla vigilia dell’incontro con il presidente serbo Vucic, in procinto di presentare domanda ufficiale alla NATO per consentire all’esercito e alla polizia serba di dispiegare le sue forze nel nord del Paese, Escobar ha così riassunto la posizione americana: “Siamo categoricamente contrari all’idea, la rifiutiamo categoricamente, non la sosteniamo affatto“. Repetita iuvant.

A dedicarsi all’incandescente materia kosovara è stato nelle ultime ore anche il più importante geopolitico al mondo, George Friedman, segnale non solo del fatto che questo Blog non sbaglia ad occuparsi (quasi in solitaria nello Stivale) della crisi balcanica, ma pure della considerazione che questo tema sta conquistando a livello internazionale.

A Friedman bastano poche righe per spiegare i Balcani: “Ciò che sembrerebbe banale per altri, non lo è qui. Nei Balcani la memoria è lunga e non perdona. I Balcani influenzano tutto ciò che li circonda. La Prima …

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