Cosa dobbiamo aspettarci dalla crisi Kosovo-Serbia: quattro scenari possibili

I media italiani hanno iniziato a dedicare qualche servizio qua e là alla crisi in Kosovo. Ben svegliati. Questo Blog non è geloso dell’argomento, anzi. Però si riserva il gusto di un rilancio. Dunque, non solo racconto, ma anche analisi. Cosa dobbiamo aspettarci?

Prima delle previsioni, un breve riepilogo per chi si trovasse a maneggiare l’argomento per la prima volta. Da ormai 18 giorni nel Nord del Kosovo la libertà di movimento è compromessa dalle barricate erette dalla popolazione serba. A scatenare la rabbia dei locali è stato in particolare l’arresto di Dejan Pantic (etnia serba), ex agente della polizia kosovara accusato dalle autorità di Pristina di attività terroristiche, assalto agli uffici elettorali e attacchi a funzionari di polizia. Come spesso accade nei Balcani, questa è solo la punta dell’iceberg. Già in estate si sono raggiunti livelli di tensione altissimi per la cosiddetta “guerra delle targhe“. Il Kosovo ha minacciato di multare (prima) ed impedire la circolazione (poi) ai cittadini che non avessero proceduto alla reimmatricolazione dei veicoli con targa serba. A mettere una pezza sulla questione (immaginate cosa sarebbe accaduto se la polizia kosovara avesse impedito a migliaia di serbi di prendere la propria macchina per andare a lavoro) sono stati lo scorso mese gli americani, con una prorompente azione diplomatica, tesa a chiarire tanto a Pristina quanto a Belgrado che in questa fase hanno altro di cui occuparsi: si legga alla voce “Ucraina“. Sembrava dunque che la situazione si fosse calmata, ma la Storia nei Balcani non dorme mai.

Una delle risposte (indirette) di Belgrado al braccio di ferro con Pristina si era tradotta nelle dimissioni di tutti i rappresentanti di etnia serba dalle istituzioni del Kosovo. Altro (blando) sforzo di immaginazione: cosa sarebbe accaduto il 18 dicembre se nei 4 comuni a a maggioranza serba si fosse andato a votare nella consapevolezza che il più grande partito locale, Lista Serba, avrebbe boicottato il voto? Anche in questo caso è stata messa una pezza su spinta decisiva degli USA: elezioni rinviate. Tutto finito? No. L’arresto di Pantic e di altri due agenti serbi ha esasperato una tensione già latente, che ha portato la popolazione serba ad attuare blocchi stradali e ad innalzare barricate. La notizia delle ultime ore è che il presidente serbo Vucic ha ordinato che le forze armate di Belgrado siano al più alto livello di prontezza al combattimento, ovvero quello che fa da preludio al loro impiego. Ora la domanda è la seguente: cosa dobbiamo aspettarci? La KFOR guidata dal comandante italiano Ristuccia sta esercitando tutta la sua capacità di “moral suasion” per cercare di risolvere la questione delle barricate senza scontri e, peggio ancora, spargimenti di sangue. La sensazione diffusa è che il tempo stia scadendo. Lo si intuisce dalle decisioni prese a Belgrado, dalle dichiarazioni di Pristina, dal racconto improntato ad una drammatizzazione degli eventi da parte dei media serbi. Anche il premier Kurti in un’intervista esclusiva ad un giornale bosniaco ha chiarito oggi che “se la KFOR non rimuove le barricate nel Nord lo faremo noi“, e che questa situazione “non può durare mesi. Non può durare settimane. Può durare solo giorni“.

I 4 possibili scenari: come potrà evolvere la crisi

Ho trovato molto interessante in questo senso l’analisi di Timothy Less, del Center for Geopolitics dell’Università di Cambdrige, che ha ridotto a 4 i possibili scenari.

  1. Il primo è che il Kosovo accetti la creazione della Comunità delle municipalità serbe in Kosovo, lungamente richiesta da Belgrado e prevista dagli accordi di Bruxelles del 2013 che l’attuale governo kosovaro disconosce. Si tratta di uno scenario di complicata realizzazione. Il motivo lo ha spiegato lo stesso premier Kurti: “Ho l’impressione che la Serbia non voglia un’unione di comuni. Perché se davvero la volesse non direbbe ogni settimana: non riconosceremo mai il Kosovo. È come cercare qualcosa che abbia contenuto, ma senza forma. Non è possibile. Non puoi avere una torta senza una teglia”.
  2. Il secondo scenario prevede che la Serbia faccia marcia indietro e rimuova le barricate, senza ottenere nulla sul fronte della Comunità delle municipalizzate serbe, ma con qualche compens…

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