Cinque scenari di un’invasione cinese (e quattro condizioni per salvare Taiwan)

Anno 2026. Cosa accadrebbe se la Cina tentasse un’invasione anfibia di Taiwan? Da questa domanda muove il report di 165 pagine del Center for Strategic and International Studies, think tank americano tra i più prestigiosi e tenuti in considerazione in quel di Washington.

Nel convincimento che la temuta “trappola di Tucidide” tra Stati Uniti e Cina potrebbe infine scattare, che la dottrina di “ambiguità strategica” dell’America (difenderà o no l’isola di Taiwan?) ad un certo punto della Storia potrebbe non bastare ad evitare una guerra convenzionale tra due potenze nucleari, gli esperti statunitensi hanno sviluppato un apposito gioco di guerra, effettuando 24 simulazioni, inserendo di volta in volta variabili diverse, in grado di influire sullo svolgimento (e sull’esito) delle ostilità.

Un’invasione cinese di Taiwan inizierebbe sempre allo stesso modo: con un bombardamento che distrugge la maggior parte della marina e dell’aviazione di Taiwan in poche ore. Nelle prime fasi del conflitto decine di migliaia di soldati cinesi attraverserebbero lo stretto a bordo di mezzi anfibi e navi civili, seguite dalle truppe aviotrasportate.

L’esito della guerra si deciderebbe probabilmente ai suoi albori. Ma una vittoria della Cina sarebbe improbabile al verificarsi di quattro condizioni:

  1. La prima è quella fondamentale: Taiwan deve resistere. Deve farlo vigorosamente nelle prime ore di assedio. Deve farlo per guadagnare tempo, per consentire agli Stati Uniti di arrivare in suo soccorso, per non rendere vana qualsivoglia intenzione di difesa americana.
  2. L’America deve gettarsi nella mischia senza esitazioni, nella consapevolezza che ogni ora d’attesa diminuirebbe le possibilità di scongiurare la vittoria cinese. Washginton dovrebbe dunque prendere atto di un assunto: il “modello Ucraina”, quello di una difesa “a distanza”, basato sull’invio di armamenti, non si applica a Taiwan. Pechino potrebbe infatti giocare la geografia a suo favore, isolare Taipei per settimane, addirittura mesi. Traduzione: l’isola deve avere tutto ciò di cui necessita nel momento in cui la Cina inizia l’attacco.
  3. Gli Stati Uniti devono poter usare le loro basi in Giappone, respingendo le legittime paure di Tokyo di una ritorsione cinese. È altamente probabile che gran parte dei Paesi asiatici mantengano una postura neutrale temendo il fallo di reazione di Pechino.. Ma il Giappone è cruciale (ancora la geografia), senza Giappone tutto si complica.
  4. Gli Stati Uniti devono essere in grado di colpire la flotta cinese rapidamente e in maniera massiccia a distanza di sicurezza, ovvero dall’esterno della zona difensiva cinese. Occorre dunque aumentare l’arsenale di missili da crociera antinave a lungo raggio, per limitare le perdite, per infliggerne di pesantissime al nemico.

Fatte le dovute premesse, i risultati delle simulazioni sono stati raggruppati dagli esperti in cinque scenari: basico, ottimistico, pessimistico, resistenza solitaria e Ragnarok. Come per ogni guerra, prima di combatterla bisogna avere chiaro in testa “dov’è la vittoria”, per citare l’inno di Mameli. In questo caso sta nel preservare l’autonomia di Taiwan, nell’impedirne la conquista della Cina.

I cinque scenari

Nello scenario basico le forze di terra cinesi sono incapaci di prendere il controllo delle maggiori città di Taiwan, vengono tagliate fuori dalla catena di rifornimenti nello spazio di 10 giorni. La sconfitta della Cina è dunque rapida, chiara, ma ad un costo comunque altissimo. In termini di forze aeree gli Stati Uniti fanno registrare le maggiori perdite dai tempi del Vietnam, per trovare numeri simili nelle forze navali si deve tornare indietro addirittura alla Seconda Guerra Mondiale. L’America vedrebbe affondare in tutti i casi due portaerei, Guam sarebbe colpita, ma la Cina non riuscirebbe a conquistare più del 7% del territorio complessivo di Taiwan.

Lo scenario ottimistico implica nello sviluppo del wargame variabili favorevoli a Washington e Taipei – come maggiori abilità e competenze dei piloti americani rispetto a quelli cinesi, difficoltà da parte di Pechino nel parare i colpi a stelle e strisce, una più stretta collaborazione col Giappone – si conclude con un’altra s…

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