Coraggio e fantasia al potere: così la “piccola” Bulgaria di Petkov ha salvato l’Ucraina in gran segreto

È una storia straordinaria, che merita di essere raccontata e conosciuta, quella della “piccola” Bulgaria, il Paese che la scorsa primavera ha – in gran segreto – salvato l’Ucraina. Merito del coraggio e della fantasia dell’ex premier Petkov, un politico che ha preferito perdere il proprio potere piuttosto che cedere ai diktat dei partiti filo-russi. Conosco un altro premier che ha scelto lo stesso destino.

A ricostruire questa incredibile vicenda con una serie di interviste al ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, allo stesso Kiril Petkov e al suo ministro delle finanze, Assen Vassilev, è stata un’inchiesta del quotidiano tedesco WELT. Non è un dettaglio: c’è da sperare che l’abbiano letta a Berlino, precisamente al Palazzo della Cancelleria federale, là dove Olaf Scholz, ormai da giorni, sta scientemente negando a Kyiv delle forniture capaci di salvare migliaia di vite.

Ma torniamo alla nostra storia. È l’aprile del 2022. Il coraggio degli ucraini ha sorpreso tutto il mondo, ma le consegne militari non sono ancora a regime come accade oggi. E Kyiv rischia di restare senza munizioni e carburante.

Il presidente Zelensky invia in missione a Sofia il suo ministro degli Esteri: “Sapevamo che i magazzini bulgari avevano grandi quantità delle munizioni necessarie. (…) Era una questione di vita o di morte”. Petkov però ha le mani legate. La politica bulgara è ancora pesantemente condizionata dalle influenze russe; nella sua stessa coalizione il Partito socialista, erede del Partito Comunista, ha definito una “linea rossa” l’invio di armi a Kyiv; l’opinione pubblica è spaventata dall’idea che il conflitto si estenda proprio alla Bulgaria e lo stesso Presidente della Repubblica bulgara si oppone ad un coinvolgimento di Sofia nella partita.

Questo non impedisce a Petkov di promettere al suo interlocutore di fare “…

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