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Pubblicato il 10 ottobre 2025
È il 12 ottobre del 2000. Due riservisti israeliani impiegati come autisti, Vadim Nurzhitz e Yossi Avrahami, perdono la strada. I soldati attraversano per errore un posto di blocco, finiscono accidentalmente a Ramallah; qui vengono arrestati dalle forze dell’ordine palestinesi e portati alla stazione di polizia locale. Quando la notizia si diffonde, centinaia di persone si radunano all’esterno degli uffici delle forze di sicurezza locali. Chiedono di regolare i conti con i due israeliani.

Alcuni dimostranti riescono a entrare nell’edificio. I due soldati vengono barbaramente assassinati. Uno dei responsabili si affaccia alla finestra: mostra orgogliosamente le mani insanguinate alla folla festante. I corpi dei due soldati saranno poi lanciati dalla stessa finestra e dati in pasto alla moltitudine di palestinesi: i loro corpi offesi, mutilati, bruciati.

A venticinque anni di distanza, molti dei partecipanti al linciaggio di Ramallah, arrestati e condannati all’ergastolo, usciranno dalle carceri israeliane nell’ambito dell’accordo che porterà al rilascio degli ostagg. È solo una piccola parte dell’intero prezzo che Israele ha accettato di pagare per riavere indietro i propri cari.
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