Fabrizio Frizzi, se “verso l’infinito e oltre” vale davvero

 

Fabrizio Frizzi è morto. E per una volta speri si tratti di una bufala, di una notizia strappa-click, di un pesce d’Aprile anticipato. Saresti pronto a perdonarli tutti, dopo un rapido giro su Google, tanta è la contentezza di scoprire che di vero non c’è nulla. Ma è il passaparola in famiglia, quello di cui ti fidi di più, a dirti che Frizzi se n’è andato davvero, che non c’è fake news, stavolta è finita.

E non ci sono troppe parole da dire. Perché anche se lo avevi visto invecchiato speravi sempre in una ripresa lenta ma progressiva, in una battaglia da vincere piano piano con l’aiuto “tuo”, che insieme ad altri milioni di italiani costituivi il “suo” pubblico quotidiano, la benzina che lo spingeva a lottare giorno dopo giorno.

Un po’ come Stella, la figlia per cui voleva vivere ancora, che a 5 anni d’età conosce il padre meno di noi. Noi che siamo cresciuti coi suoi programmi, noi che ci chiedevamo se la sua risata fosse vera e spontanea. Noi che lo preferivamo con gli occhialoni da secchione. Noi che da piccoli aspettavamo settembre per giocare con la nonna a fare pronostici su chi avrebbe vinto Miss Italia, noi che Fabrizio Frizzi è la voce di Woody di Toy Story (e quando l’abbiamo scoperto gli abbiamo voluto più bene di prima).

Noi che oggi ci sentiamo tutti un po’ più soli, noi che “verso l’infinito e oltre“, per te, vale davvero.