Liberté, liberté

Dei 49 migranti gliene tolgono uno. Perché com’era già accaduto con la Sea Watch e con la Sea Eye quel numero maledizione torna a perseguitarlo: 49, come i milioni sottratti dalla Lega e finiti chissà dove. Ma per Matteo Salvini cambia poco, cinismo e razzismo sono la sua unica cifra, il solo modo che conosce per politicizzare un dramma.

Rispetto ai salvataggi precedenti, però, il dubbio che ad avere speculato sulla tragedia non sia stato Salvini solo, questa volta resta. Che la Mare Jonio di Mediterranea non si sia diretta verso i porti di Tunisia e Libia può risultare anche comprensibile. Meno che non abbia avvisato Malta. E addirittura sospetto che da subito abbia fatto rotta verso Lampedusa.

Quasi si sia andati alla ricerca del caso politico. Non tanto, come Salvini dice, per disturbare il voto in Parlamento sulla Diciotti, ma semplicemente per dare fastidio al governo, per far tornare d’attualità il dibattito sui migranti e sui “porti chiusi” che in realtà sono aperti.

Restano così le immagini e le voci degli unici innocenti di questi viaggi della speranza e dell’illusione. Gli applausi ritmici di 48 africani che festeggiano la possibilità di toccare nuovamente terra. Non ci avrebbero scommesso, ma ci hanno scommesso.

Coi loro modi, alla loro maniera, intonano canti di un mondo che ci appare lontano, eppure dista poche miglia marine. Sfuggiti ai lager libici, il solo sorriso è per loro, che riescono a farsi capire, e bene, quando urlano “liberté, liberté”.

Salvì Babà e i 49 milioni

 

Nel suo “Inno alle Muse”, Solone spiega che gli eccessi umani agli dèi non piacciono. E per questo motivo ad essere puniti possono essere non solo i responsabili di tali eccessi, ma pure la loro discendenza.

Se dunque è vero, come diceva il politico ateniese, che le colpe dei padri ricadono sui figli, allora è giusto che Matteo Salvini sconti un prezzo per la “presunta” (ancora la sentenza è di primo grado) truffa ai danni dello Stato da 49 milioni di euro della Lega targata Umberto Bossi e Francesco Belsito.

Lui che della Lega è stato militante, attivista e adesso indiscusso leader, non può pensare di archiviare l’intera pratica come un “processo alla storia” che non lo riguarda. Non è mai simpatico che la magistratura entri in tackle nella vita politica di un Paese. Né conosco i motivi che hanno spinto i magistrati di Genova ad accogliere il ricorso alla Procura e ad autorizzare la confisca dei futuri versamenti fino alla somma di 49 milioni in presenza di una sentenza non definitiva.

Ma Salvini non può scaricare tutte le responsabilità di questa sentenza alla vecchia dirigenza. Lui è l’erede di quella Lega. Un Carroccio diverso, lontano anni luce dal partito che fu di Umberto Bossi. Ma comunque Lega era e Lega è.

Si assuma le sue responsabilità. Scelga, se vuole, di abbandonare quel nome e ripartire da zero. Ma non pensi di continuare con la narrazione dell’accerchiamento da parte della magistratura.

Come per l'”Apriti sesamo” di Alì Babà e i 40 ladroni. Adesso Salvì e i 49 milioni. Quando c’è un saccheggio, tocca sempre a qualcuno risponderne. Stavolta spetta a lui.