Sicuri sicuri sia tutta colpa di Renzi?

renzi pd

 

Non una parola, uno spot elettorale, un comizio nei comuni chiamati al voto. Eppure qualcuno ancora tira in ballo Renzi, per spiegare la sconfitta del centrosinistra ai ballottaggi. Come se alla fine il capro espiatorio debba essere sempre e comunque lui, l’ex segretario, l’estraneo, l’usurpatore della ditta.

E allora cerchiamo di uscire, una volta per tutte, dalla falsità dilagante di chi dice che Renzi è l’origine di tutti i mali. Semmai è vera una cosa: Renzi ha un peccato originale (oltre a quello – forse – di non essere di sinistra), quello di aver politicizzato un referendum e, dopo averlo perso, non aver resistito alla tentazione di ripresentarsi quasi subito, dopo aver promesso l’addio alla politica.

Sarebbe forse bastato saltare un giro di giostra, per rendere evidente a tutti che lui, del centrosinistra, è stato in realtà un valore aggiunto. Perché sono pochi, in Italia, i leader che spostano voti: oggi più di tutti Salvini,  ancora ancora Berlusconi, in passato Prodi, per un breve periodo anche Veltroni. E c’è pure Renzi. Nonostante tutto. Nonostante gli errori che pure ci sono stati, la maggior parte dei quali dettati da un carattere fumino e poco propenso ad ascoltare consigli. Come tutti i capi.

Non lo sapremo mai, ma possiamo affermare con certezza che il Pd a guida Gentiloni sarebbe andato meglio di quello renziano alle elezioni del 4 marzo? Lo stesso Gentiloni che si è speso in Toscana per i ballottaggi, finendo travolto dalla marea leghista. E a poco o nulla servono i sondaggi sulla popolarità del pacato Paolo al governo. Gli italiani lo hanno gradito perché non lo hanno sentito. Non ha dato fastidio. E’ rimasto lì, ha fatto il suo. Non suscita odio né passioni.

Ma non può essere colpa solo di Renzi, se Martina non ha il carisma per superarlo, se Veltroni non ha il coraggio di tornare, se Prodi è ancora offeso per i 101 franchi tiratori, se Gentiloni ha paura ad esporsi, se Bersani si è smacchiato da solo. Se il Pd è il luogo dei litigi, se la sinistra alla fine s’è persa.

Nei giorni in cui il Pd dimostra la sua impossibilità di esistere, con Zingaretti che prende la rincorsa per le primarie, Orlando che dice meglio di no, Calenda che supera il partito e ne lancia un altro, Franceschini che ancora deve scegliere quale sia il capo da pugnalare stavolta, dico, in questi giorni, sicuri sicuri sia tutta colpa di Renzi?

La sinistra notte della sinistra italiana

siena

 

La prima a cadere è Massa. Poi tocca a  Pisa. Subito dopo a Siena.  La Toscana rossa non esiste più. Crolla, come un fortino a cui siano state abbattute tre torri. Il nemico che viene da lontano è un lombardo che accarezza le paure del popolo e le rende illusioni. Si chiama Matteo Salvini e ha in questo momento più di tutti il polso del Paese. Sa come accelerarlo, sa come gestirlo.

La chiamano luna di miele, si convincono che prima o poi quest’incubo finirà. Ma non c’è niente di provvisorio in un cambiamento che segna un’epoca. Vince la destra – e non il centrodestra – dove mai aveva vinto nel Dopoguerra. Significa che forse la sinistra italiana è morta davvero. Che pensare di rianimare il Pd presentando alla sua guida Paolo Gentiloni è come sperare di risvegliare la bella addormentata nel bosco con il bacio di un ranocchio, mica di un principe.

Litigi, divisioni, faide e guerre personali. Fino a quando lo spirito del tempo non ha travolto tutto e tutti, fino a quando le paure della gente hanno detto basta: proviamo altro, quelli di prima non valgono più.

La Toscana e l’Emilia, le “roccaforti rosse” inespugnabili, sono figlie di un’epoca che da ieri è passata per sempre.

Nella sinistra notte della sinistra italiana è successo questo: l’orologio è andato avanti. Siamo nel mondo nuovo.