Come Gomorra

L’agguato a due passi da piazza Nazionale, in pieno giorno, è un fatto gravissimo. C’è una bambina di 4 anni che passeggiava insieme alla nonna, alla mamma e ad un’amichetta, e adesso lotta tra la vita e la morte con un proiettile conficcato nei polmoni. Non siamo nel Far West, siamo a Napoli. Ma pare la stessa cosa.

Chi ha visto le immagini del luogo transennato dalle forze di polizia nei tg ha avuto un’impressione molto netta di déjà-vu. I motivi sono almeno due: il primo è che di agguati simili, di spari tra la folla, Napoli negli ultimi mesi ne ha visti parecchi. Il secondo è che sembrava di essere sul set di Gomorra.

Questa volta però Saviano non c’entra. Non si tratta di discutere su chi ha ragione nell’ultima diatriba tra lui e Salvini. Piuttosto si tratta di capire se quest’ultimo svolge adeguatamente il suo ruolo da ministro dell’Interno. Dei 600 agenti di polizia promessi alla vigilia delle sue visite passerella nello splendido capoluogo partenopeo non c’è traccia.

Il caso vuole che proprio ieri, prima della sparatoria, per schivare le domande sul caso Siri, Salvini abbia dichiarato: “Mi occupo di tasse, sicurezza, droga, immigrazione, lavoro”. Tolto forse il capitolo immigrazione – dove ha vinto alcune battaglie perdendo di vista l’esito finale della guerra – non c’è italiano che possa dire di aver riscontrato dei miglioramenti grazie al lavoro di Salvini in ambito di tasse, sicurezza, droga e lavoro.

Napoli non merita di essere presa in giro. E’ così fragile che le bugie vengono subito a galla. Scrivere su Twitter l’hashtag #lamafiamifaschifo non risolverà il problema della camorra. Promettere agenti e poi non inviarli non servirà a far sentire più sicuri i suoi cittadini. Salvini smetta di fare campagna elettorale, faccia il ministro. Se ne è capace.