Cosa vuol dire (politicamente) Savona alla Consob

Da uomo intelligente qual è sempre stato, Paolo Savona ha compreso da un pezzo che la sua esperienza nel governo gialloverde è arrivata al capolinea. Sull’altare della sua persona, di ciò che filosoficamente incarnava, ad un certo punto, e a torto, seriamente ha rischiato di strapparsi l’Italia. Al Professore, però, vanno imputate due colpe almeno.

La prima è stata non rinunciare alle proprie teorie di accademico quando dal Quirinale gli era stato domandato se non di sconfessarle, quanto meno di archiviarle. Era d’altronde l’unico modo per ottenere il ministero dell’Economia dopo aver postulato l’esistenza di un “cigno nero” dietro l’angolo e fatto opera di terrorismo psicologico nei confronti dei mercati.

La seconda è stata non denunciare pubblicamente ciò che invece ha confidato in privato: “La situazione è grave“. Una frase smentita con una nota che in tempi di spread sopra 300 punti era a dir poco doverosa, ma che non fa onore all’onestà intellettuale di un uomo che nella vita è stato un visionario. E per una volta ha preso un abbaglio.

Eppure Savona ad un certo punto ha capito, si è reso conto di essere cascato nella trappola di un governo che si diceva del cambiamento e poi ha virato verso il peggioramento. La svolta c’è stata quando la Commissione Ue ha annunciato l’intenzione di aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Lì Savona ha intuito di aver perso l’azzardo politico, quello che lo aveva portato a credere che un governo europeo a fine mandato non si sarebbe arrischiato, a ridosso delle elezioni continentali, ad aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

Quando i fatti gli hanno dato torto, da economista abituato a far di conto, non da populista bravo a dar fiato alla bocca, ha suggerito al governo l’unica cosa sensata da fare: cambiare schema, riscrivere la Manovra, puntare tutto sugli investimenti. Non gli hanno dato ascolto. Se ne iniziano a vedere già i primi effetti. Si vedranno ancora di più tra qualche mese.

Se, come sembra, sarà indicato come nuovo presidente Consob, Paolo Savona concluderà la sua esperienza di governo senza lasciare grossa impronta della propria azione. Ma è soprattutto il fatto che un elemento del suo calibro sia il primo a levare le tende il segnale che più conta. Che parla di un governo in fuga permanente dalla realtà, troppo preso a parlare di cambiamento per trovare il tempo di realizzarlo davvero.

Savona è il primo della lista. Seguiranno altri. Ma il suo addio ha un peso diverso per questo governo, ne mina l’immaginario, ne decreta il fallimento. Se a picconare il sistema non è riuscito un governo con all’interno questo visionario, sarà difficile che potranno altri.

Come un incubo e come un sogno“, così si intitolava il libro che a Savona è costato il ministero dell’Economia. Letto al contrario: “Come un sogno e come un incubo” rende meglio ciò che questo governo è stato per il Professore. Quel che un giorno sarà chiaro a tutti.