Salvini e 23 miliardi di bugie per comprare gli italiani

Matteo Salvini l’ha sparata grossa. E il mitra stavolta non c’entra. Siamo nel campo delle illusioni, ma la portata dell’ultima promessa è talmente spropositata da meritare un approfondimento.

Si parla dell’aumento dell’Iva e degli ormai famosi 23 miliardi da trovare per evitarne l’aumento. Salvini presenta la sua ricetta a ‘La Stampa’: “Sono serenissimo. Perché credo il 27 maggio l’Europa cambierà approccio. Lo sanno anche la Merkel e Macron, i finlandesi o gli spagnoli che domani vanno a votare. La politica europea va rivista interamente. Vedrete che dopo le elezioni nessuno ci verrà a chiedere 23 miliardi“.

Ora, a parte che “stare sereni” in politica ha dimostrato di non portare particolare fortuna, ma il messaggio che traspare da una frase di questo genere è chiaro: “Votate la Lega e nessuno dall’Europa ci chiederà quei soldi”. Bugie su bugie, 23 miliardi di bugie.

Ne elenchiamo un paio. La prima è frutto di un’amnesia. Di sicuro Salvini ha dimenticato che non è stata l’Europa a chiedere all’Italia di mettere nero su bianco l’aumento dell’Iva, ma il suo governo. Basta leggere il Def, citofonare Tria, via XX Settembre, Roma.

La seconda bugia specula sulla disinformazione di tanti italiani. Si chiamano elezioni Europee perché vota tutta l’Europa. Questo significa che Salvini e i 5 Stelle – e con loro tutti i partiti euroscettici che si candideranno in Francia, in Spagna, in Germania e così via – nel migliore dei casi controlleranno il 25% dei seggi dell’intero Europarlamento. Popolari europei, socialdemocratici e i liberali dell’Alde grazie all’ingresso di Macron, avranno la maggioranza in Europa anche dopo il 26 maggio. Lo dicono tutti i sondaggi. Salvini si metta l’anima in pace: il voto alla Lega è l’emblema del voto inutile.

È all’interno di questo contesto che bisogna inserire le promesse di Salvini. Chiamarla mancia elettorale è fargli un complimento. Questi 23 miliardi non sono nelle sue disposizioni. Se vuole comprare gli italiani provi almeno a farlo coi suoi soldi. Basterebbero 49 milioni.

Nel buco nero della politica italiana

Un grande giorno per l’Umanità, un altro pessimo per l’Italia. Parafrasando Neil Armstrong il giorno dopo i festeggiamenti per la prima foto di un buco nero – la conferma che un certo Einstein aveva sempre avuto ragione – il paragone con le faccende nostrane è a dir poco impietoso.

Il primo parallelismo che si può tracciare riguarda la teoria della “relatività”. Ovvero, ciò che è chiaro per gli istituti economici di tutto il mondo, cioè che i nostri conti pubblici vanno malissimo, per il governo lo è “relativamente”. C’è Salvini, ad esempio, che va sostenendo che la flat tax si farà senza aumentare l’Iva. Tria, per restare in tema, gli ha spiegato che questa cosa infrange ogni legge matematica: la scienza non ha ancora inventato un modo per creare soldi dal nulla, la Lega ci sta lavorando.

Dallo scatto del buco nero che ha fatto la storia al buco nei conti pubblici che lascerà questo governo il passo è breve. Non si tratta di anni luce: basterà attendere poche settimane, al massimo dei mesi. In autunno sarà chiaro che il prossimo asteroide in arrivo ha le sembianze di una crisi.

Di Maio nel frattempo vuole fare il Salvini. Ogni occasione è buona per fare il cattivo. Il mariuolo di Pomigliano vuole rosicchiare consensi e ha dato via ad una nuova missione che in confronto quelle spaziali sono una barzelletta: “Evitare l’estinzione del MoVimento 5 Stelle”. Dopo le promesse tradite, la manifesta incapacità del pilota alla guida della navicella, è più facile attendersi un’invasione marziana.

La verità è che gli scienziati di tutto il mondo che hanno impiegato anni, decenni, per scattare la prima foto di un buco nero, hanno sprecato tempo, risorse, energie. Bastava aspettare la stagione 2018-2019, puntare i telescopi verso il basso: direzione Roma, governo Conte, vicepremier Di Maio e Salvini. Le coordinate sono chiare: il buco nero della politica italiana è profondo, immenso, tutto risucchia, tutto divora, pure il buon senso. E no, qui non abbiamo Einstein.

Fine delle favole

di maio salvini conte

Se tutte le storie hanno un inizio e una fine, allora è chiaro che quella di questo governo ha fatto segnare ieri sera una tappa verso il suo capolinea. Non tanto in senso di fine della legislatura (quella arriverà fra non molto, state tranquilli), quanto di credibilità – per quel poco che gli era rimasta da spendere – agli occhi di una buona fetta di italiani. Perché non è un caso che la somma dei sondaggi di M5s e Lega sia superiore a quella del gradimento dell’esecutivo nel suo insieme. E’ il segno che i tifosi restano tifosi, ma il giudizio sui primi 10 mesi di non-governo è negativo.

Negativo come il saldo tra le promesse e la possibilità di mantenerle. Perché gli eretici della matematica sono sconfitti in partenza: i conti erano lì da mesi, bastava studiarli. Invece si è voluto sfidare la logica. I soldi per provare ad invertire una rotta sbagliata sono stati investiti in maniera kamikaze: serviva un piano di investimenti monstre, la Commissione Ue avrebbe capito. Si è preferito dare un po’ di soldi in giro per non lavorare, si è scelto di investire sì, ma sulle prossime elezioni Europee. Poi però la realtà arriva. Coi suoi tempi, ma arriva, sempre.

E allora succede che Salvini venga inchiodato ai suoi stessi errori da Giovanni Tria: “Vuoi la flat tax? Ok, allora deve aumentare l’Iva”. Dunque nulla. La massima ambizione è galleggiare. E serve a poco, oggi, agitarsi e battere i pugni. L’errore è stato uno, è un peccato originale che segnerà tutta la carriera politica di Salvini (accetto scommesse): l’abbraccio coi 5 Stelle pur di governare, il via libera a quel reddito di cittadinanza che ha bruciato miliardi di euro che sarebbe stato più giusto investire sulla riduzione delle tasse e sugli aiuti alle imprese per incentivare l’occupazione.

Il Def approvato ieri sera, oltre che la rivincita dei tecnici, è anche l’istantanea di tutte le contraddizioni del governo, è la foto degli errori di valutazione, è il selfie dell’incompetenza di chi ha sbagliato tutto.

Gli italiani avevano una buona parte di ragione a voler provare il nuovo. Ma da ieri è ufficiale la fine delle favole. E dopo il “governo del cambiamento” è forse giusto pensare al “cambiamento del governo”.