Di-gni-tà, di-gni-tà!

 

Il peccato originale dei vari Vaffa Day non si lava con poche settimane di governo. Essere establishment, essere “casta”, per il partito populista il cortocircuito che manda in tilt tutto il “sistema” è un destino scritto nelle stelle (cinque).

E a poco valgono i party per il taglio dei vecchi vitalizi (un imbroglio destinato ad essere cancellato dalla Corte Costituzionale o dalla Cedu), i tentativi di smarcarsi dalla narrazione che vuole il M5s in versione Dr Jekyll e Mr Hyde, partito di governo ma pure di lotta (sì, ma contro chi?).

Il ritorno alla teoria del complotto made in Di Maio sul Decreto Dignità è lo spettacolo più indegno al quale potesse capitare di assistere. La “manina” cattiva e piddina evocata da fonti M5s (che avrebbe allegato alla relazione tecnica la stima per cui si perderanno 8000 posti di lavoro l’anno per effetto del provvedimento) cos’è se non una ridicola scusa?

Gridano al complotto, anche adesso che le oscure “stanze del potere” sono illuminate dal giallo grillino. Paventano improbabili interventi delle lobby, si sentono accerchiati, un po’ come quando dicevano che c’erano le sirene, che l’uomo non è sbarcato sulla Luna, che le Torri Gemelle le hanno buttate giù gli americani. Sì, come no…

Sono gli stessi che scandivano “o-ne-stà! o-ne-stà”, ma è già arrivato il momento di chiedergli “di-gni-tà, di-gni-tà”.