L’ultimo tentativo prima di chiudere tutto

L’ultimo tentativo prima di chiudere tutto. Si può sintetizzare in questo modo il nuovo Dpcm firmato nella notte da Giuseppe Conte in materia di contenimento del contagio.

Dopo aver letto il documento di 21 pagine che il premier presenterà all’ora di pranzo, si ha la netta sensazione di cogliere lo spirito che ha animato il governo nella stesura del provvedimento: salvare il salvabile.

Eppure non mancano le contraddizioni. Ad esempio viene disposta la chiusura di bar e ristoranti dalle 18 in avanti, come quella di palestre e piscine, ma si lasciano aperti i centri commerciali nei fine settimana: col serio rischio di lasciare in circolazione una bomba virologica pronta ad esplodere.

Lo stesso può dirsi per le norme adottate rispetto alla Didattica a distanza nei licei, prevista “almeno al 75%”. Se c’è una fascia di studenti a cui si poteva chiedere un sacrificio maggiore, anche se non a cuor leggero, era proprio questa. Con ogni probabilità saranno i governatori di Regione a portare la percentuale al 100%, disponendo la chiusura totale degli istituti superiori.

Si tratta di misure che vengono adottate, procedendo un po’ a tentoni. E a mio avviso con un certo ritardo. Se applicate un paio di settimane fa, quando in giro per l’Europa infiammava il contagio di ritorno, avremmo forse avuto qualche motivo in più per sperare di appiattire la curva. Quanto oggi non siamo più in condizione di dire: perché i buoi sono già scappati dalla stalla.

Possiamo però sperare di limitare i danni. In questo senso, due sono le cose da fare: primo, coinvolgere (davvero) l’opposizione nelle scelte per compattare il fronte interno; secondo, attivare il Mes oggi, al più tardi domani, perché di una sanità più forte avremo purtroppo bisogno.

Ah, c’è anche una terza cosa, per chi ci crede: farsi il segno della croce.


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