Salvini, il Re del Nord

 

Quando ha tolto la parola Nord dal simbolo della Lega erano stati in tanti dirgli che era impazzito. Matteo Salvini, però, con il ghigno di chi la sa lunga aveva rassicurato tutti: “Vedrete, avremo sorprese“. Aveva notato, andando in giro per l’Italia, che i suoi cavalli di battaglia facevano presa non soltanto fino all’ex Roma ladrona, ma anche più a Sud.

Dalla lotta all’immigrazione fino alla promessa di abolizione della riforma Fornero, stringendo mani e indossando felpe, Salvini si era accorto che la parola Nord era per la sua battaglia più un tappo che un valore aggiunto.

Sì, perché la Lega, anche senza Nord, resta un partito del Nord. Ma se qualcuno, per caso, a Palermo o a Cosenza, a Napoli o a Lecce, vuole votarla deve essere incoraggiato.

Non è più tempo di secessione, di federalismo quasi non si sente più parlare. Ma Salvini su una cosa aveva ragione: con o senza Nord, la Lega nel Settentrione non ha perso un voto, anzi. Chissà quanti ne ha guadagnati dagli emigrati italiani.  Dai giovani che il Sud l’hanno lasciato per andare  a lavorare, dai vecchi che nel Nord si sono trasferiti una vita fa, e quella Lega non l’avevano mai votata proprio per non tradire se stessi e le loro origini.

Oggi stravince in Friuli Venezia Giulia, già domina in Veneto e in Lombardia.  In Liguria governa Toti, il politico di Forza Italia più leghista che ci sia.

Ha tolto il vessillo ma si è preso il regno. Ecco a voi Salvini, il Re del Nord.

Cosa ci dirà il Friuli-Venezia Giulia

 

La maschera, i contendenti l’hanno tolta ormai da qualche giorno. Al telefono non si sentono, al massimo parlano per intermediari e hanno pure rinunciato ad un evento comune della coalizione di centrodestra in Friuli-Venezia Giulia. Camminano da soli, Salvini e Berlusconi, consapevoli che il successo pressoché certo alle Regionali di domenica potrebbe rappresentare alla resa dei conti una vittoria di Pirro per l’intera alleanza.

D’altronde non è un caso che Salvini in questi giorni continui ad alimentare il forno con Di Maio, per quanto il leader del M5s lo definisca in pubblico “definitivamente chiuso” e sembri concentrato solamente sulla partita col Pd. Una commedia, una sceneggiata, che potrebbe arrivare a conclusione ben prima del 3 maggio, data in cui il Partito Democratico deciderà in direzione se sedersi o meno al tavolo con Di Maio.

Perché potrebbe essere proprio Salvini, forte dell’effetto Fedriga in Friuli, a parlare da leader non solo del centrodestra, ma di tutto il Nord Italia. “Eccomi, ho in mano tutta l’area produttiva del Paese: siete sicuri di poter fare un governo senza di me?“. Un messaggio diretto anche al Quirinale, a quel Mattarella che mandando Fico in esplorazione nel Pd ha di fatto stanato il leghista, lasciando emergere la sua voglia di Palazzo Chigi.

Ma l’altro messaggio che Salvini potrebbe lanciare con una Lega sopra il 30% e magari Forza Italia sotto il 10% è il seguente:”Da leader del centrodestra dico che abbiamo il dovere di dare un governo al Paese. Chi ci sta ci sta, non accetto più giochini e veti. Vale per tutti“. E in questo caso il destinatario sarebbe Berlusconi, che non a caso da una settimana sta rastrellando la regione, sicuro di ripetere quanto fatto in Molise.

Resta da capire fino a che punto il Cavaliere riuscirà a limitare i danni, visto che la candidatura del leghista Fedriga farà da traino al Carroccio. Ma soprattutto la curiosità di vedere come si comporterebbe Di Maio. Aspetterebbe davvero il Pd o cuocerebbe subito il centrodestra?

Di certo c’è solo un paradosso: potrebbe essere proprio Salvini a salvare il nemico Renzi dall’imbarazzo di dire no (o sì) ad un governo coi 5 Stelle…