Ricattare non è politica

Per ora sono solo indizi, soffiate, retroscena. Ma mettere in fila gli elementi, alle volte, può servire ad ottenere un quadro più completo, un’istantanea meno sfocata di ciò che accade dietro le quinte della politica.

Che Giovanni Tria, un ministro della Repubblica, in una conversazione con il giornale più letto d’Italia parli apertamente di “intimidazione”, è un fatto grave. E’ una semplice casualità che presunti scheletri nell’armadio del ministro dell’Economia siano stati tirati fuori nel momento di maggior tensione politica con il MoVimento 5 Stelle? Personalmente penso di no.

La mente non può non tornare alla spy-story più clamorosa di questa legislatura: quella che ha visto coinvolta la parlamentare Giulia Sarti. Giovanni Favia, uno dei primi espulsi del MoVimento 5 Stelle, racconta che all’epoca della sua tumultuosa esperienza pentastellata tutti i grillini legati a lui da un rapporto di amicizia “subivano uno spionaggio stile Stasi“. Il sospetto sollevato da più parti, e forse un giorno confermato dalla Procura, è che la Sarti non sia stata vittima di un classico caso di revenge porn bensì di una guerra interna al MoVimento 5 stelle, che a questo modus operandi improntato sulla macchina del fango sembra avvezzo.

D’altronde basta leggere un articolo di oggi di Tommaso Labate, sempre sul Corriere della Sera, per venire a sapere come a inizio febbraio la pratica del rinnovo di Luigi Federico Signorini alla vicedirezione generale della Banca d’Italia venne bloccata dai 5 Stelle, presentatisi in Consiglio dei ministri muniti di “un dossier” che aveva l’obiettivo di collegare la provenienza toscana del candidato – in maniera del tutto pretestuosa – al mondo renziano. E se lo stesso Giancarlo Giorgetti, uno che raramente parla a caso, è arrivato a dire che i grillini “hanno dei dossier su tutti, anche su di noi…“, forse qualcosa di vero c’è.

La questione da mettere a fuoco, però, è più generica che specifica: non è ammissibile, mai, che dove non arrivano gli argomenti subentrino le pressioni. Non è accettabile che gli scontri politici sfocino in attacchi personali. Non è possibile che dal metodo Boffo si passi al metodo Rocco. Qualcuno dica all’onnipotente Casalino, che la macchina della comunicazione grillina la guida a suo piacimento, che il Grande Fratello è finito da un pezzo, che spiare dal buco della serratura non è consentito, che il tempo degli intrighi e delle nomination è finito. E che no, ricattare non è politica.

Sono Sarti suoi

Si può essere più o meno d’accordo sul fatto che Giulia Sarti abbia gestito in maniera un tantino spregiudicata la sua vita privata. Si può credere, con un almeno un pizzico di ragione, che una deputata al vertice della Commissione Giustizia della Camera potesse mostrare maggiore accortezza nel proteggersi dalla diffusione del materiale (foto, video?, boh!) spinto che la vede protagonista. Si può perfino arrivare a pensare che con Giulia Sarti l’Italia non perderà una grande statista, così come lo scandalo Rimborsopoli ha lasciato intuire.

Si potrebbe poi controbattere che di questi casi è pieno il mondo, che in Italia si è dovuto aspettare che Tiziana Cantone morisse prima di alzare un dito, prima di parlare nei talk-show di “revenge porn” e non risolvere nulla. Qualcuno con buona memoria potrebbe citare anche il caso di Michela Deriu. Ma sarebbe forse chiedere troppo. Esagerando, provocando fino al limite, si potrebbe sottolineare che quest’alzata di scudi bipartisan, questo coro di parlamentari che davanti alle telecamere si presentano come paladini delle donne e della privacy e dietro si scambiano chat vergognose, non c’è stata in altre occasioni e in altri contesti. Che so, magari quando si trattava di testimoniare quel che accadeva o non accadeva durante alcune “cene eleganti”.

Si può dire tutto e il contrario di tutto. Si può essere più o meno liberali, o quanto tradizionalisti si vuole. Ma quel che la parlamentare M5s ha fatto in casa propria, nel suo letto, non ci deve interessare. Sono solo Sarti suoi.