Sulla legittima difesa Di Maio si gioca la faccia, e pure la leadership

 

I social, Luigi Di Maio, dovrà ringraziarli in eterno. Senza, difficilmente sarebbe diventato un leader politico votato da milioni di italiani e un ministro della Repubblica. Ma “scripta manent”, anche sul web. E allora sarà difficile, da qui a poco, riuscire a salvare la faccia. Soprattutto quando l’atteggiamento ondivago tipico del MoVimento 5 Stelle di questi anni, quel modo di approcciarsi alle questioni a seconda di come tira il vento, costerà a Di Maio l’accusa di incoerenza politica.

Il punto è che la Lega ha presentato in data 23 marzo una proposta di legge per la modifica della legittima difesa che vede Nicola Molteni, braccio destro di Salvini e suo sottosegretario, primo firmatario. Non appena le commissioni verranno insediate si inizierà a discutere un testo che – come da contratto di governo – avrà l’obiettivo di eliminare gli “elementi di incertezza interpretativa (con riferimento in particolare alla valutazione della proporzionalità tra difesa e offesa)“.

Dove sta il problema? Ad esempio in un commento su Facebook di Di Maio, ripescato da L’Huffington Post , nel quale il capo politico M5s sembrava tutto meno che propenso ad assecondare l’approccio leghista alla legittima difesa.

Era il maggio del 2015. A Napoli l’infermiere Giulio Murolo dopo una banale lite uccise 4 persone, tra cui il fratello e la cognata, un vigile e un passante. In casa aveva tre armi: una pistola, un fucile e un fucile a pompa tutti regolarmente detenuti.

L’allora moderato Di Maio disse: “Uno Stato serio, consapevole delle sofferenze della sua comunità, non dovrebbe consentire ad un singolo individuo di detenere tutte quelle armi in casa“.E ancora: “La detenzione di armi va ridotta drasticamente. Non siamo una società abbastanza serena per prenderci questi rischi. Togliamo le armi dalle case degli italiani“.

Se la legge Molteni passasse (e non si vede perché non dovrebbe) siamo sicuri che gli italiani non si sentirebbero incentivati a tenere un’arma in casa?

E sarà curioso anche capire cosa dirà Alessandro Di Battista, che a quel commento di Di Maio rispose: “Bravissimo Luigi. davvero. il dramma è sempre lo stesso. Lo strapotere delle lobbies delle armi, anche di quelle da fuoco. in USA si comprano nei “supermercati”. Stiamo andando verso quel tipo di società. Tutto va verso quella direzione. Il mercato che detta legge sugli uomini, il consumo sull’umanità. Ce la metteremo tutta per non permetterlo nel nostro paese. Lo faremo insieme. Un abbraccio“.

O cosa ne penserà il presidente della Camera Roberto Fico, che nel M5s – da ortodosso fiero – incarna l’anima più insofferente alle continue sortite leghiste.

Ma la legittima difesa è una bandiera a cui il Carroccio non rinuncerà. Non costa un euro, peraltro, come tutti gli annunci di Salvini.

L’unico a rischiare la faccia, e forse anche la leadership, è Di Maio.

Ma ormai è chiaro chi ha tutto da vincere e tutto da perdere in questo governo.

Quindi a cosa è servito votare MoVimento 5 Stelle?

 

Non che ci si potesse attendere un dominio grillino al governo. Già il fatto di dover contare sulla Lega per ottenere la maggioranza riequilibrava a favore del Carroccio i rapporti di forza. Perché il M5s avrà pure preso più voti, ma senza quelli di Salvini l’esecutivo non si formava.

Ma da qui alla trasformazione del governo Conte nel governo Salvini il passo è stato breve, pure troppo. Se ne accorgono ogni giorno gli attivisti e i cittadini che i 5 Stelle li hanno votati per cambiare l’Italia. A modo loro, però. Non secondo gli schemi del ministro dell’Interno, che in due settimane ha già monopolizzato la scena e compiuto pure il sorpasso nei sondaggi rispetto all’alleato. Definizione, quest’ultima, che all’interno del M5s qualcuno inizia a mettere in dubbio. Perché è certo che Salvini non stia tirando la corda al fine di spezzarla?

Per il momento le parole d’ordine sono migranti e rom. Dopo l’estate toccherà probabilmente alla legittima difesa. Poi con le Europee sullo sfondo a Salvini basterà ricordare agli italiani quanto Merkel e Macron siano brutti e cattivi per capitalizzare nelle urne un anno di nulla o quasi al governo.

Ma dell’ascesa incontrastata di Salvini il primo responsabile è proprio il MoVimento 5 Stelle. Perché se i messaggi del leghista fanno breccia e quelli grillini si traducono al massimo in proposte da articolare, studiare, ragionare, allora delle due l’una: o Di Maio ha promesso in campagna elettorale proposte impossibili da realizzare oppure ha sprecato il 32% di voti scegliendo per sé e i suoi i ministeri sbagliati.

La stessa indicazione del compassato Conte alla presidenza del Consiglio appare oggi come una concessione di troppo all’incendiario Salvini, che a fagocitare l’auto-proclamatosi “avvocato del popolo italiano” ha impiegato il tempo di un “amen”.

Il rischio è che adesso Di Maio cerchi di alzare a sua volta il tiro per stare al passo dell’enfasi leghista. Che tenti magari di trovare a sua volta nemici nuovi, che dia inizio ad una caccia alle streghe, come quella annunciata sui finanziamenti ai partiti (retroattiva) e sui raccomandati della P.A., che avrà soltanto il merito di esasperare ulteriormente i toni, di tirare fuori il carattere manettaro di una parte grillina, dando vita ad un governo di estrema sinistra-destra degno di un film horror.

Ma se delle proposte simbolo grilline nemmeno più si parla, se il reddito di cittadinanza è lontano, se la presenza pentastellata è divenuta pura rappresentanza, votare M5s a cosa è servito? A portare Salvini al governo?