Per sempre libero

L’orso M49 è scappato di nuovo dalla riserva del Casteller. Tenetevi pronti: quelli che “le regole sono importanti” (ma poi sono i primi ad infrangerle), quelli che il loro slogan preferito è “legge e ordine”, quelli che “la superiorità dell’uomo è un fatto”, a breve ci bersaglieranno di editoriali e post sui social ricordandoci quanto questa sia prima di tutto una questione di “sicurezza”.

Ci diranno così, con modi e toni differenti, nonostante M49 non abbia mai attaccato un essere umano, che dopo aver dato una seconda chance a questo fuggitivo infaticabile, adesso non resta altra strada che abbatterlo. Lo faranno citando quegli esperti secondo cui è un errore “antropomorfizzare” la condotta degli animali, intenerirsi, assegnargli sentimenti e pensieri che non appartengono loro.

Ora sarà che da bambini abbiamo visto troppi cartoni, ma io onestamente ci vedo qualcosa di troppo poetico nel comportamento di quest’orso per pensare che sia soltanto una “bestia” da mandare al macello.

Già me lo vedo l’orso “Papillon”, soprannome legato al famoso evaso Henri Charrière, col capo incassato tra le spalle, ciondolare sornione nella riserva in Trentino per settimane. Depresso, solitario, fingere un adattamento alla cattività, trascorrere le giornate sognando i boschi lontani, il miele dolcissimo. E poi una notte, approfittando dell’oscurità, sfidare la sorte e la morte, superare cariche elettriche e alte recinzioni, cercare la fuga, trovarla. Ignaro che stavolta non basterà confondere le tracce, muoversi in maniera circospetta, ci sarà il collare ad indicare agli inseguitori ogni suo passo, ad avvicinarlo ad una nuova prigionia.

Chissà che non riesca incredibilmente a liberarsi anche di quello. Chissà che non trovi un Paese disposto ad accoglierlo meglio di noi, che non interpreti quel suo “papillon” come un cappio.

Corri, M49, corri più lontano che puoi. Per sempre libero.