Forza Italia non ha tradito Liliana Segre, ha tradito Berlusconi

E’ vero, come dice Silvio Berlusconi, che l’astensione di ieri di Forza Italia sulla mozione Segre è stata strumentalizzata. Ma lo è pure che è stato lo stesso gruppo di senatori azzurri ad esporsi a questo rischio, decidendo di smarcarsi da un voto che come obiettivo finale non aveva quello di criminalizzare la libertà di espressione ma semplicemente di istituire una commissione d’inchiesta contro l’istigazione all’odio su proposta di Liliana Segre, persona e personalità evidentemente al di sopra delle beghe politiche quotidiane. Per intenderci, di ben altro livello rispetto al “chi decide cos’è razzismo?” di Matteo Salvini e al “#restiamoumani” di una certa sinistra rimasto hashtag morto una volta tornata al governo.

La puntualizzazione di Berlusconi su Facebook sul suo impegno decennale nel contrasto dell’antisemitismo è sincera quanto doverosa, ma resta allo stesso modo tardiva o inutile alla luce di quanto confezionato dai suoi senatori a Palazzo Madama. L’immagine che è passata all’esterno, e non a torto visto che i forzisti hanno votato in maniera identica a Lega e Fratelli d’Italia, è che FI sia della stessa pasta dei partiti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Ovvero di schieramenti che non hanno perso occasione, in questi anni e in questi mesi, per ammiccare a fenomeni inquietanti nel segno dell’illiberalità e del razzismo.

Di nuovo: la storia di Silvio Berlusconi non può essere messa in discussione quando si parla di Israele e mondo ebraico. Soltanto nel 2010 “Bibi” Netanyahu disse del Cav: “Israele non ha un amico più grande di lui nella comunità internazionale“. Proprio per questo motivo occorre domandarsi come sia stato possibile che i senatori di Forza Italia abbiano deciso di astenersi rispetto alla mozione di Segre. Così facendo hanno non solo commesso un errore politico, ma tradito la propria storia: Silvio Berlusconi, prim’ancora che Liliana Segre.

Onore a Mara Carfagna, onore a chi resta

Cos’è l’invito di Matteo Renzi ai moderati di Forza Italia che non vogliono “morire salviniani” se non una mossa strategicamente perfetta per un soggetto appena nato che sta tentando di trovare il suo spazio in un contesto politico fortemente polarizzato tra destra e sinistra? Però c’è un “però”. Il naufragio dell’operazione di reclutamento dettato dal rifiuto di Mara Carfagna di aderire ad Italia Viva.

Si vedrà nel tempo se questa fermezza sarà scalfita o meno. Ma intanto bisogna prendere – e dare – atto del coraggio della vicepresidente della Camera.

Non è semplice, oggi, essere di centro-destra. Le idee europeiste, liberali, moderate, riformiste, che caratterizzano quest’area politica sono messe a dura prova da una destra sovranista, miope, truce che a suon di consensi (e fake news) ha eroso il suo tradizionale bacino di consensi. Cedere oggi alle lusinghe di un nuovo partito, certa di un ruolo di primissimo piano, di un posto al sole del renzismo, lasciando Forza Italia al suo destino sarebbe stato semplice.

Mara Carfagna ha scelto invece di presidiare il campo del centro-destra senza consentire a Matteo Salvini e ad una destra estremista di muoversi agilmente nella prateria lasciata sguarnita dal Berlusconi al tramonto. E’ proprio in questa stagione politica crepuscolare che Mara Carfagna, il fido Gianni Letta e un altro manipolo di coraggiosi, a partire dal tanto vituperato Brunetta, stanno dimostrandosi forse più berlusconiani di Berlusconi.

Certo, essere più realista del re non sempre paga. Ma in quel “c’è chi si batte per il seggio e chi per le idee. A rischio di perderlo, il seggio” consegnato a Twitter dalla Carfagna sta la sfida, prima che a Renzi, soprattutto a Matteo Salvini.

Ora arriva il difficile (e il bello): fare in modo che la sua posizione diventi maggioritaria dentro Forza Italia.

Non è noto a che punto sia la preparazione del congresso di Forza Italia che avrebbe dovuto celebrarsi in autunno. Né è dato sapere se un confronto tra gli iscritti sulla linea del partito (con o senza Salvini) avrà mai luogo. Ma grazie alla piazza “sbagliata” dell’uomo di Arcore siamo venuti a conoscenza di almeno due cose: un centro-destra diverso esiste, un centro-destra diverso è (forse) possibile. Onore a Mara, onore a chi resta.