Cosa ci dirà il Friuli-Venezia Giulia

friuli-venezia-giulia

 

La maschera, i contendenti l’hanno tolta ormai da qualche giorno. Al telefono non si sentono, al massimo parlano per intermediari e hanno pure rinunciato ad un evento comune della coalizione di centrodestra in Friuli-Venezia Giulia. Camminano da soli, Salvini e Berlusconi, consapevoli che il successo pressoché certo alle Regionali di domenica potrebbe rappresentare alla resa dei conti una vittoria di Pirro per l’intera alleanza.

D’altronde non è un caso che Salvini in questi giorni continui ad alimentare il forno con Di Maio, per quanto il leader del M5s lo definisca in pubblico “definitivamente chiuso” e sembri concentrato solamente sulla partita col Pd. Una commedia, una sceneggiata, che potrebbe arrivare a conclusione ben prima del 3 maggio, data in cui il Partito Democratico deciderà in direzione se sedersi o meno al tavolo con Di Maio.

Perché potrebbe essere proprio Salvini, forte dell’effetto Fedriga in Friuli, a parlare da leader non solo del centrodestra, ma di tutto il Nord Italia. “Eccomi, ho in mano tutta l’area produttiva del Paese: siete sicuri di poter fare un governo senza di me?“. Un messaggio diretto anche al Quirinale, a quel Mattarella che mandando Fico in esplorazione nel Pd ha di fatto stanato il leghista, lasciando emergere la sua voglia di Palazzo Chigi.

Ma l’altro messaggio che Salvini potrebbe lanciare con una Lega sopra il 30% e magari Forza Italia sotto il 10% è il seguente:”Da leader del centrodestra dico che abbiamo il dovere di dare un governo al Paese. Chi ci sta ci sta, non accetto più giochini e veti. Vale per tutti“. E in questo caso il destinatario sarebbe Berlusconi, che non a caso da una settimana sta rastrellando la regione, sicuro di ripetere quanto fatto in Molise.

Resta da capire fino a che punto il Cavaliere riuscirà a limitare i danni, visto che la candidatura del leghista Fedriga farà da traino al Carroccio. Ma soprattutto la curiosità di vedere come si comporterebbe Di Maio. Aspetterebbe davvero il Pd o cuocerebbe subito il centrodestra?

Di certo c’è solo un paradosso: potrebbe essere proprio Salvini a salvare il nemico Renzi dall’imbarazzo di dire no (o sì) ad un governo coi 5 Stelle…

Berlusconi tiene il servizio: e Salvini rischia il break

berlusconi molise

 

I numeri dello spoglio in Molise arrivano a rilento. Ed è già un nuovo giorno, ad Arcore, quando Berlusconi apprende che Forza Italia è ancora il primo partito del centrodestra vincente in regione. L’assalto al castello, l’ultimo fortino da difendere dall’assedio dell’alleato leghista, è stato respinto. Almeno per ora.

Si registra un calo importante in termini percentuali, rispetto alle Politiche del 4 marzo, ma in ambienti azzurri già avanza l’ipotesi che gran parte del bottino berlusconiano sia andato suddiviso tra due delle liste civiche moderate che hanno appoggiato il nuovo governatore Donato Toma. Tesi plausibile, almeno in parte.

Ma a Berlusconi, solitamente maniaco dei numeri e delle percentuali, questa volta poco importa dei decimali. Voleva soltanto un voto in più della Lega, per ricordare a Salvini che il centrodestra – almeno da Roma in giù – è ancora Berlusconi. E per prendersi su Di Maio una rivincita: “allora chi è che ha vinto?“.

Ma adesso? Cosa succede adesso? Tutti a guardare al Molise come all’Ohio nelle elezioni Usa, il piccolo stato chiave, spesso in bilico, che determina le sorti del Paese. E il Molise ha detto che la strada per il governo giallo-verde si complica, che Di Maio e Salvini se vorranno formare un esecutivo dovranno farlo con Berlusconi ancora in campo, non fuori gioco come speravano fino a stanotte.

Lo schema nuovo, adesso, sarà rinviare la partita di una settimana: fino alle elezioni del Friuli Venezia Giulia, dove però Salvini ha già stravinto alle Politiche rispetto a Forza Italia, conquistando il 25% contro il 10% di Berlusconi.

Difficilmente potrà erodere ulteriormente il consenso del vecchio Silvio, che il suo game al servizio – per usare un gergo tennistico – l’ha vinto in Molise. Adesso gli tocca ricevere la battuta in Friuli. E se solo riuscisse a migliorare di poco il risultato del 4 marzo, allora sì che farebbe il break. A quel punto Di Maio e Salvini sarebbero come una coppia di doppio iscritta ad un torneo di singolare. Irregolari, squalificati, costretti a lasciare il campo. Eppure avevano uno smash da schiacciare sotto rete…

L’italiano dimenticato del Molise

 

L’italiano dimenticato del Molise, ancora per qualche ora, si sentirà coccolato dal resto d’Italia. Tutti pronti su Google a scrivere “Elezioni Molise“. Anzi: “Risultati elezioni Molise“. Che alla fine questo è ciò che tutti vogliono sapere: chi vince? Di Maio o Salvini? E Berlusconi reggerà all’assalto della Lega?

Ma l’italiano dimenticato del Molise non ha memoria corta. Nella sua mente ha ben chiara la sua storia. Sa cos’è stato. Sa cosa avrebbe potuto essere. Sa anche cosa non sarà.

Per un po’ si è sentito perfino lusingato, da tanto interesse. Che finalmente essere pochi in Regione non era un handicap. Anzi, una possibilità: con tutti i leader nazionali a fare comizi nei comuni di 10mila abitanti, pronti ad ascoltare la voce dell’elettore semplice, a parlare con la gente, a stringere mani, mica accordi sottobanco. Roba da dopoguerra. Roba che “com’era bella la politica di una volta“.

Ma l’italiano dimenticato del Molise non si è illuso. Ha capito in fretta che il circo da domani se ne andrà. Leveranno le tende, i nostri politici. Torneranno nei Palazzi romani. Dove tutto si decide e dove inspiegabilmente aspettano il voto del piccolo Molise per capire che vento tira.

Barometro a campione ridotto, terra amara, sferzata dalla storia e dagli eventi.  Molise pensaci tu. Ma da domani non pensarci più.

Piccolo e dimenticato Molise, l’Italia ti guarda

molise

 

Enigmatico per definizione, costantemente in bilico, sospeso in un limbo di natura esistenziale: perché se guardi le cartine geografiche il Molise lo trovi nel Centro Italia, ma in tutte le statistiche viene accorpato nel Meridione. Facile capire il perché.

Terra dimenticata, terra ricca di storia e giovane di ordinamento. Terra piccola, però. La meno popolosa della Penisola, adesso quasi in imbarazzo per le attenzioni che tutta Italia le rivolge. E non per le sue meraviglie storiche e di paesaggio, non per le eccellenze che meriterebbe di vedersi finalmente riconosciuta, ma per l’importanza politica che improvvisamente tutti le attribuiscono.

Perché a ciò che voteranno domenica meno di 250mila persone guarderanno con attenzione altri 46 milioni di connazionali. Quelli che per tanti anni, diciamolo pure, dell’esistenza del Molise si sono dimenticati. Quelli che faticherebbero pure a collocarlo sulle mappe. Ma il Molise dov’è? Ma il Molise esiste ancora?

Esiste, esiste. Ed è lì che si gioca il futuro del Paese, sempre lì che andrà in scena l’ultimo tentativo di un’alleanza M5s-Lega. Non è un caso che Di Maio ieri abbia confidato ai suoi: “Io mi fido di Salvini ma gli do una settimana di tempo per decidere. Poi, se non si muove, non resta che il Pd. O le urne“.

E quel muoversi di Salvini dipende dal Molise, dal risultato che la Lega otterrà in regione.  Perché se è comprensibile attendersi una crescita nelle percentuali dopo l’8% delle Politiche, clamoroso sarebbe invece un sorpasso ai danni di Forza Italia, che meno di un mese fa ha preso il 16%.

Così si spiega il tour de force di Berlusconi, che in Molise ha trascorso già due giorni, arrivando a promettere l’acquisto di una casa in regione in caso di vittoria del centrodestra. E tra selfie e strette di mano tornerà anche domani e dopodomani, in un ritorno alle campagne elettorali vecchio stile che certifica l’importanza della partita.

Perché una vittoria leghista su Forza Italia sancirebbe di fatto la rottura del vincolo tra Salvini e Berlusconi. E a quel punto sì che Matteo potrebbe salutare Silvio senza particolari paure, come fosse un partitino satellite, altro che il perno della coalizione.

Dal Molise, dal piccolo e dimenticato Molise, passano dunque le sorti future del Paese.

Salvini cerca nel Molise il coraggio che non ha. Di Maio spera nel Molise per raddrizzare la strategia che oggi lo vede perdente. E Berlusconi guarda al Molise come all’ultimo baluardo prima di cedere la fortezza.

In una terra di borghi medievali gli assedi ai castelli non sono una novità.