La notte che ha cambiato il destino di Napoli e della Campania

Io non l’ho guardato il video del cadavere riverso nel bagno del Cardarelli di Napoli. Non l’ho fatto perché ho pensato che se quell’uomo morto fosse stato un mio parente, non avrei voluto il suo volto spiattellato sugli smartphone di tutta Italia. Non l’ho fatto perché a mio avviso non sempre il fine giustifica i mezzi: capisco tutto, capisco lanciare l’allarme sullo sfacelo della sanità campana, capisco sconvolgere per sortire un intervento delle autorità. Ma io quel video non l’ho guardato, perché credo esista un valore più alto dello scoop, dello scandalo: la dignità delle persone, anche dopo morte. Mi è bastato leggere i resoconti dei giornali, molto più che cronachistici, quasi specialistici, analitici, se non quasi morbosi, per farmi un’idea di quello che era successo.

Quel che è certo è che anch’io ho preso un abbaglio. Quando il governatore De Luca, venti giorni fa, annunciava per la sua Regione un lockdown totale come quello di marzo, ero stato tra quelli che avevano applaudito la sua decisione. Mi era sembrata una scelta coraggiosa, in controtendenza con l’attendismo del governo, l’unica in grado di anticipare il virus anziché inseguirlo.

Poi, però, qualcosa è cambiato: è successo che la notte del 23 ottobre a Napoli sono scese in piazza centinaia di persone. Gente onesta, preoccupata, disperata, ma con loro anche pezzi di malavita, di delinquenza, di camorra, a voler essere chiari. Da quella notte lo Sceriffo ha inserito la retromarcia, ripensato le priorità del suo popolo, al vertice delle quali aveva inizialmente posto in maniera chiara la difesa della vita.

Io non so cosa sia avvenuto in quelle ore. Se De Luca, che certamente ha il polso della situazione più di quanto possa averlo io, ha valutato che ad essere a rischio fosse la tenuta sociale di Napoli e della Campania. Né voglio dire che ci siano state pressioni indebite sul governatore: non è questo che sto dicendo, perché non ho conoscenza di fatti di questo tipo. Ma è chiaro che quella notte dev’essere stata un punto di svolta. Perché è da quella notte che è cambiata la posizione di De Luca rispetto alle restrizioni: e con essa il destino di migliaia di persone.

Non fraintendetemi, non sto buttando la croce addosso solo a De Luca. Non penso sia l’unico responsabile di questa situazione. Leggere le parole di un ministro come Di Maio, peraltro campano d’origine, nell’atto di indignarsi con un post su Facebook, di chiedere un intervento del governo dimenticando che al governo c’è proprio lui, è stata un’esperienza straniante.

Per non parlare del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, secondo cui “Napoli è ben oltre la zona rossa” e “il modello Campania non esiste“. Vero, verissimo: ma lui che ha fatto in queste settimane per la sua città? Oltre ad affollare i salotti televisivi: perché non ha emanato un’ordinanza risolutiva, come altri sindaci hanno fatto, per sopperire alle mancanze della Regione? E perché sembra godere degli errori di De Luca anche quando questi gravano sui suoi concittadini?

Prendetele per quelle che sono: domande. Domande che non avranno risposta.


Vuoi tenere aperto questo blog? Fai una donazione!

Come Gomorra

L’agguato a due passi da piazza Nazionale, in pieno giorno, è un fatto gravissimo. C’è una bambina di 4 anni che passeggiava insieme alla nonna, alla mamma e ad un’amichetta, e adesso lotta tra la vita e la morte con un proiettile conficcato nei polmoni. Non siamo nel Far West, siamo a Napoli. Ma pare la stessa cosa.

Chi ha visto le immagini del luogo transennato dalle forze di polizia nei tg ha avuto un’impressione molto netta di déjà-vu. I motivi sono almeno due: il primo è che di agguati simili, di spari tra la folla, Napoli negli ultimi mesi ne ha visti parecchi. Il secondo è che sembrava di essere sul set di Gomorra.

Questa volta però Saviano non c’entra. Non si tratta di discutere su chi ha ragione nell’ultima diatriba tra lui e Salvini. Piuttosto si tratta di capire se quest’ultimo svolge adeguatamente il suo ruolo da ministro dell’Interno. Dei 600 agenti di polizia promessi alla vigilia delle sue visite passerella nello splendido capoluogo partenopeo non c’è traccia.

Il caso vuole che proprio ieri, prima della sparatoria, per schivare le domande sul caso Siri, Salvini abbia dichiarato: “Mi occupo di tasse, sicurezza, droga, immigrazione, lavoro”. Tolto forse il capitolo immigrazione – dove ha vinto alcune battaglie perdendo di vista l’esito finale della guerra – non c’è italiano che possa dire di aver riscontrato dei miglioramenti grazie al lavoro di Salvini in ambito di tasse, sicurezza, droga e lavoro.

Napoli non merita di essere presa in giro. E’ così fragile che le bugie vengono subito a galla. Scrivere su Twitter l’hashtag #lamafiamifaschifo non risolverà il problema della camorra. Promettere agenti e poi non inviarli non servirà a far sentire più sicuri i suoi cittadini. Salvini smetta di fare campagna elettorale, faccia il ministro. Se ne è capace.