Il rapporto Censis 2019 deve farci paura

Un politico che desiderasse comprendere a fondo le questioni più urgenti di questo Paese, un uomo delle istituzioni che volesse – per intenderci – occuparsi di problemi più impellenti che la provenienza delle noci utilizzate da Ferrero per produrre la Nutella, dovrebbe leggere il rapporto Censis 2019. Il quadro delineato dal Centro Studi di De Rita è a dir poco inquietante. Quasi un italiano su due (il 48%) è favorevole all’uomo forte al comando. Capite perché poi qualcuno (onestamente non tanto forte, guardate la foto), in estate, ha chiesto per sé i “pieni poteri”?

Ma le colpe di questa situazione, di questa tendenza a credere che basti un carattere un po’ più deciso per risolvere tutti i problemi dell’Italia, non sono soltanto di Matteo Salvini (e citiamolo, dai). Se ad esempio il 63% degli operai crede che in futuro resterà fermo nella condizione socio-economica attuale, e il 64% degli imprenditori e dei liberi professionisti teme invece la scivolata verso il basso, allora qualche domanda dovrebbero porsela pure i partiti tradizionali di centrodestra e centrosinistra, incapaci per troppi di anni di riconnettersi con un Paese che si è incattivito perché ha ritenuto pericoloso e incerto il mondo circostante.

Se quasi 7 italiani su 10 (il 69%) vive un continuo stato di ansia (!), se il 76% dice di non avere più fiducia nei partiti, allora significa che qualcosa è andato veramente storto. Nell’epoca dei sondaggi che intercettano le preferenze del popolo su tutto lo scibile umano, com’è possibile che i partiti non abbiano ascoltato la domanda più urgente dei loro elettori? Non è l’immigrazione la maggiore preoccupazione degli italiani (alleluia, lo abbiamo capito!) ma il lavoro, la disoccupazione: 44 persone su 100 si dicono turbate da questa incertezza. Esattamente il doppio rispetto alla media europea! I giovani tra i 15 e i 24 anni, quei pochi che sono rimasti, chiedono per il 50% che il tema del lavoro diventi prioritario in agenda: non sono choosy, sono semplicemente disperati e inascoltati.

C’è poi una grande questione geografica: l’esodo dal Sud Italia prosegue inesorabile, 310mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno dal 2015 al 2019. Nel frattempo l’area milanese ha aggiunto al conto dei suoi abitanti 53mila unità: come avesse inglobato tutta la popolazione di Siena. Dove sono i pari diritti garantiti dalla Costituzione? Questo tema si intreccia con la questione demografica: l’Italia non fa figli, continua ad invecchiare. E prima o poi dovremo domandarci come intervenire sul welfare, senza riforme pensioni assurde (tipo Quota 100), magari iniziando a discuterne per tempo. Provando ad evitare quello che sta accadendo in questi giorni in Francia, dove la lotta ai privilegi pensionistici di Macron (legittima, necessaria) sta provocando tensioni che rischiano di paralizzare il Paese per giorni, se non settimane.

Pochi laureati, frequenti abbandoni scolastici, bassi livelli di istruzione e di competenze tra i giovani e tra gli adulti: sono questi alcuni dei fattori di criticità cui il sistema educativo italiano è chia­mato a dare risposta“: il Censis è impietoso nel descrivere un altro dei problemi fondamentali di questo Paese. Più cultura vuol dire più futuro, più capacità di distinguere la verità dalle fake news, più elasticità, più possibilità di uscire dall’emarginazione sociale, più probabilità di vincere la sfida della globalizzazione.

Qualche motivo per essere fiduciosi nel futuro si può comunque trovare: ormai la maggior parte degli italiani ha compreso l’importanza dell’euro e dell’Europa. Soltanto Borghi pensa il contrario. Sì, c’è un 25% di persone favorevole alle posizioni espresse dal leghista, ma in questo caso guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Cercando di colmarlo.

Un vasetto di Nutella lo “seppellirà”

Ha una capacità non da poco, Matteo Salvini: quella di far rimbalzare i suoi errori e le sue mancanze sui propri avversari. Come un pallone tirato contro il muro: torna sempre indietro. Così se il ministro dell’Interno nel giorno di Santo Stefano “se ne frega” (per usare un’espressione a lui cara) del terremoto a Catania e dell’uccisione del fratello di un collaboratore di giustizia al quale lui – proprio lui – avrebbe dovuto garantire la sicurezza, e posta una foto mentre mangia pane e Nutella, la colpa è degli avversari che non sanno cosa dirgli.

No, caro Salvini. Il punto è proprio l’opposto: nessuno vuole sindacare sul pane e Nutella a colazione. Nessuno si sognerebbe di suggerirti un’altra crema spalmabile per le feste. Ma con tanti problemi da risolvere, con tanto dolore anche a Natale, è opportuno che il ministro dell’Interno informi i suoi followers della colazione a base di pane e Nutella?

Il gioco di Salvini è scaltro, rodato, collaudato per crogiolarsi in un vittimismo che – lui crede – non farà altro che gonfiare le vele del suo consenso. Dopo la foto con la Nutella ha puntualmente polemizzato promettendo che da oggi avrebbe fatto colazione con marmellata e burro. Stamattina, non contento, ha pubblicato la foto di una tazzina di caffè.

Insiste, evidentemente, per far passare il messaggio che più gli conviene. Ovvero che il problema sia il pane e Nutella. No che non lo è. Nessuno ha parlato davanti alla pasta al ragù, per dire.

Sono come voi, sembra suggerire addentando la colazione di Santo Stefano. Mangio le vostre stesse golosità, quelle a cui non riuscite a resistere, possibile non capiscano? Subdolo è subdolo, intelligente pure, ma lungimirante no.

Perché verrà un tempo, molto presto, che gli italiani si stancheranno delle foto inopportune e di cosa mangia e beve a colazione, pranzo e cena Matteo Salvini. Ci sarà un tweet, un post, un commento in diretta Facebook, che tradirà l’insensibilità e l’inadeguatezza del ministro. Un vasetto di Nutella lo “seppellirà”.